UNDICESIMA USCITA

01.07.2022

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Vitanjie (Slovenia)


Centro Culturale Europeo di Tecnologie Spaziali

Detto comunemente KSEVT è stato ideato da quattro studi: Bevk Perovic, Dekleva Gregoric, OFIS e Sadar+Vuga proprio nella cittadina del primo teorico spaziale Herman Potocnik Noordung.

All'interno della struttura avveniristica coesistono tutta una serie di attività, mostre ed iniziative scientifiche che desiderano dialogare con la comunità e gli interessati a problematiche relative ai misteri del cosmo.

Tutto rotea intorno ad una enorme sala polivalente e ad una biblioteca comunale che per mezzo di una scala si eleva anche in altezza: gli stessi architetti che l'anno elaborata volevano fornire una ruota ispirata alla Stazione Spaziale Internazionale ed in questo modo educare le masse al modo di vivere nello spazio.

In esso predomina la cultura dell'Universo ed ispirandosi al libro di Noordnung intitolato The Problem of Space Travel - The Rocket Motor l'edificio è un complesso monolitico di calcestruzzo posizionato tra una strada principale ed un corso d'acqua quasi come se due cilindri si intersecassero tra loro di cui uno esterno ed uno interno.

L'idea di educare allo spazio spinge il visitatore a sentirsi parte di qualcosa di diverso, alieno, remoto. Inaugurato nel 2012 ora compie il suo primo decennio.

Tate Modern (LONDRA)

Surrealism Beyond Border

Marlene Dumas. Losing (1988). Oil on canvas

E' iniziata a febbraio e si concluderà a fine agosto la mostra che rivive la storia del movimento artistico che più di tutti ha saputo incarnare lo stato d'animo e psicologico là dove hanno sede i sogni: un modo cioè di allontanarsi dal contingente e far venir fuori i mostri tenuti dentro. Tra le sale dell'Eyal Ofer Galleries spiccheranno i dati di questa meta-realtà visionaria.

L'evento in concomitanza dal centenario circa (1924) dalla sua fondazione, manifesta oltre cinquanta anni di artisti provenienti da tutto il mondo che ispirati al gruppo parigino dei primi anni '20 ripercorre la via dei sogni.

WORD ECONOMIC FORUM

Klaus Schwab

Da Davos al Libro

Professore di economia politica all'Università di Ginevra Schwab è il fondatore del Forum Economico Mondiale in cui riunisce i più importanti esponenti politici del mondo, della finanza e dell'industria per definire le strategie sul futuro.

Caratteristiche che lo hanno stimolato a scrivere questo importante libro in cui fa una analisi della situazione storica attuale da cui partire per trasformare i presupposti etici, ideologici e strutturali della società.

Soprattutto tenendo presente i risvolti pandemici dobbiamo considerare il disastro sanitario come quello imminente determinato dal riscaldamento globale e dalle spinte ecologiste come l'opportunità per ripensare il futuro: narra di super-computer intelligenti disponibili a tutti, di robot e veicoli autonomi, di tecnologia avanzata da applicare al corpo mediante chip influenzando direttamente il sistema genetico sino a capovolgere le abitudini statiche della nostra epoca trasformando così il tenore di vita e lavoro

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Periferia (1921). Collezione privata

Il CENTENARIO

Gruppo NOVECENTO

Esattamente un secolo fa nasceva a Milano NOVECENTO, un movimento artistico fondato dapprima su sette artisti come Mario Sironi, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Pietro Marussing, Ubaldo Oppi, Emilio Malerba e Achille Funi.

La Galleria Pesaro li riunì intorno a Bucci chiamandoli Artisti del Novecento anche se erano personalità forti e distinti che desideravano però tornare al senso classico comunemente definito come Ritorno all'Ordine.

Nel periodo infatti che seguiva la catastrofe del primo conflitto mondiale si sentiva l'esigenza di tornare a vedere un'arte poetica, lirica, soave in cui rispecchiare un desiderio di pace, di ricostruzione ed armonia. Atteggiamento che rinnegava i modelli dell'Avanguardia che fino a quel momento avevano esasperato la sperimentazione e la rottura dai canoni precedenti. Fu definito il movimento della neoclassicità moderna in cui la realtà era essenziale: ognuno di loro trasmetteva differentemente la nevrosi di un'epoca ossessionata dal futurismo e cubismo. Tutto roteava intorno a Margherita Sarfatti, critica d'arte ed intellettuale che riuniva gli artisti nella sua casa-studio portando così il gruppo ad esporre nella Galleria Pesaro nel 1923 per poi presentarsi l'anno dopo presso la Biennale di Venezia.

Di loro mancò solo Oppi che abbandonò il collettivo per continuare da solo e vennero definiti i Sei Artisti del Novecento.

Da qui verso la Permanente nel 1926 sino a spingere figure come Morandi, Balla, Depero, De Chirico e Carrà ad aderire al gruppo: oramai erano decollati ed iniziarono ad esporre in tutto il mondo.

Le cose andarono bene sino a quando nel 1931 a causa degli attacchi del regime fascista che voleva prevaricare, il gruppo lentamente si sciolse sino al momento in cui la Sarfatti per le sue origini ebree fu costretta a fuggire dall'Italia date le leggi razziali.

Il rigore della forma, della volumetria rigorosamente geometrica in cui i principi di razionalità, equilibrio e logica prevaricano sull'istinto o la casualità esecutiva: uno stile duro, tagliente a volte anche se la monumentalità del tratto seguita quella zona ibrida tra realtà ed incanto.

Saranno questi i parametri che spingeranno le visioni creative al Realismo Magico.

Caratteri che portarono gli artisti anche al colossale, alla monumentalità ed alla pittura murale in cui la violenza della pennellata tratteneva l'isteria di un'epoca interdetta, chiusa tra le due guerre e pronta al martirio di nuove rappresaglie. E' potente questa tensione espressiva in cui la metafisica e il surrealismo si intersecavano escludendosi.

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E'del 1977 la pellicola di Peter Hyamas in cui le paure e le angosce di una generazione che aveva assistito allo sbarco dell'uomo sulla Luna e che si era posta domande sulla effettiva realizzazione dell'allunaggio.

Secondo queste visioni complottiste esistevano tesi che affermavano dell'impossibilità di tale missione e che la ricostruzione delle immagini e del collegamento non fosse con l'equipaggio ma con attori preparati in uno studio cinematografico.

Un flop, un inganno storico che serviva agli Stati Uniti di battere sul tempo la guerra spaziale intrapresa contro l'Unione Sovietica che sino a quel momento li aveva battuti sulle tempistiche: in questo viene subito in mente il primo uomo nello spazio ovvero Juri Gagarin nel 1961 a bordo della Vostok 1. Non potevano rinunciare al primato e considerarono di simulare lo sbarco per poi andarvi successivamente.

CAPRICORN  ONE


Simili congetture non possono essere provate ma restano un affascinante spunto per la realizzazione di un film.

Capricorn One lo realizza appieno: parte proprio da Cape Canaveral durante il conto alla rovescia per la partenza verso Marte.

Charles Brubaker, Peter Willis e John Walker sono pronti per essere spediti nello spazio quando vengono a loro insaputa prelevati, fatti salire su un elicottero e spediti in una base segreta da cui assistono al loro lancio nello spazio.

Sono interdetti e capiscono che si tratta di una montatura per convincere - illudere il pubblico di tutto il mondo a qualcosa di spettacolare. Eppure nemmeno il Controllo Missione di Huston è al corrente di questa macchinazione: intanto nella base segreta vengono ricattati e costretti a girare le riprese di un filmato in cui dovranno recitare lo sbarco su Marte.

Sul set iniziano le riprese ma ad un certo punto gli astronauti tenteranno la fuga e si scatena un inseguimento: l'ordine è di eliminarli facendo credere al mondo che durante la missione di rientro fosse stata riscontrata un'anomalia allo scudo termico.

Uno dei tre muore ma alla fine riescono a raggiungere Huston ed a svelare al mondo il terribile inganno.

Nel film viene utilizzato il termine Programma Apollo considerato il fatto che l'ultima missione Apollo fosse eseguita nel luglio del 1975: tutto ciò determinava un senso di smarrimento e sfiducia del popolo americano per la corsa spaziale.

In questo contesto determinato dalla guerra nel Vietnam e dallo scandalo Wartergate che la teoria del Complotto Lunare prese forma: da qui il saggio di Bill Kaysing che metteva in discussione il reale svolgimento della missione spaziale.

Il film è da leggere in quel contesto storico, politico e di dibattiti dell'epoca. Eppure nel vedere gli astronauti muoversi su un set fa effetto. Viene così da porci una serie di domande: Siamo mai andati sulla Luna? Fantascienza o realtà?

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La Vetrina

Alexandre Saturnini: 

I Trabocchi

La VETRINA racconta del pittore italofrancese Alexandre Saturnini: l'esteriorità creativa della sua pittura coincide con l'Io profondo immettendo il suo stile sobrio, poetico e lirico nel gruppo artistico della Prima Maniera dei Mutazionisti. Ho conosciuto la persona dietro il pittore ed ho riscoperto il valore dell'amicizia. L'ibridazione tra interno ed esterno sono costanti che in lui strutturano la complessità del suo linguaggio. Paesaggista in apparenza ma incanalatore di dinamiche espressive che portano in superficie stati interiori dell'animo umano: nei colori di un paesaggio così come nella forma di una struttura architettonica Alexandre ci racconta del suo stato emotivo, delle sue sensazioni profonde, dei suoi sentimenti. Dimensioni particolari che spingono il suo Lirismo espressivo nel racconto meta-artistico che avverrà durante il prossimo passaggio dell'asteroide 99942 Apophis faranno parte dello spazio virtuale RC3 meglio progettato come Seraféo: siamo lieti di esporre su RC3 i suoi lavori: https://rc3.jimdosite.com.

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E.T. l'extra - terrestre

Storia di un'alienazione

Quando parliamo di E.T. pensiamo subito al film di Steven Spielberg realizzato nel 1982 in cui racconta la storia di Elliot, un ragazzo che fa amicizia con un alieno. Questo strano extraterrestre viene da un pianeta lontano ed è bloccato sul nostro e chiede al giovane umano di aiutarlo a trovare un modo per farlo ripartire. La storia, semplice, lineare per giovani racconta di un principio che fa parte della realtà umana: l'alienazione. Il termine ha diverse significazioni ma quella filosofica che interessa a noi è quella che possiamo derivare dal Dizionario Treccani che afferma: "..ciò che originariamente appartiene all'uomo ed è opera sua gli diviene alieno o estraneo finendo da ultimo con il dominarlo e asservirlo. Pensando a Rousseau lo spinse sul tema della Sovranità. Se la sovranità è alienata ovvero ceduta dal popolo ai suoi rappresentanti si produce una duplice scissione: nella società tra sfera pubblica e sfera privata e nell'uomo tra citoyen e bourgeois. La perdita o il trasferimento ad altri di qualcosa (la libertà) che è parte integrante della persona o del corpo sociale, determina una condizione dimidiata, cioè uno stato di interna separazione o lacerazione" Ora nel corso della storia sono stati molteplici gli esempi di sopraffazione di alcuni su altri, di oligarchie così come di intere masse o popoli che hanno sottomesso o scartato intere comunità dalla vita sociale per la ragione di essere diversi, pericolosi, inferiori e queste attitudini variano nel lento processo storico a seconda dei contesti di riferimento ed attitudini sociali, politiche o religiose ma anche per orientamenti sessuali per colore della pelle (razziali) o per differenze che dovrebbero essere tollerate dalla moltitudine. Pensiamo alle lotte combattute da Martin Luther King negli anni '60 in qualità di leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani così come dall'attivista per i diritti umani Malcom X o da Nelson Mandela che combatté l'Apartheid in Sudafrica o prima ancora da Mahatma Gandhi in India. A questo potremmo elencare le differenze che sono state determinate nella storia tra gli invasori e gli invasi: pensiamo a come furono decimate le popolazioni precolombiane in America al sopraggiungere degli spagnoli così come agli aborigeni in Australia sino allo scempio politico compiuto dall'Europa contro gli ebrei, contro gli zingari, gli omosessuali; pensiamo ai pogrom sovietici, al genocidio armeno ed ai ceceni. Fa parte della storia umana quella di dividere le società, di mettere gli uni contro gli altri e di additare delle ristrette minoranze. Parte da lontano, da ragioni che paiono giuste alla maggioranza e questo spinge ad accanirsi, a creare capri espiatori e ad alienare, isolare, emarginare alcune categorie umane. Ora che sembrava raggiunta l'uguaglianza e che la dignità umana fosse stata consacrata dai paesi civilizzati sembra normale che alcune categorie sociali che non abbiano aderito al trattamento sanitario debbano essere isolate, scartate dai luoghi pubblici e ( per loro scelta) costrette a non poter svolgere la vita come coloro che si sono assoggettati, che hanno obbedito al Sistema? Siamo tornati a puntare il dito ai nostri simili per ragioni diverse! Nessuna similitudine agli olocausti, ai massacri od alle tragedie che non risparmiano nessuno: ma sembra normale ancor oggi vedere interi settori essere esclusi dalla società ed essere definiti complottisti e traditori? Questa non è fantascienza: E.T non è solo un alieno, è la condizione di straniamento collettiva; E.T. non è un alieno, siamo noi.

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Riflessi pandemico-globali sul mondo dell'arte e della cultura

Tra finzione e realtà: INDIFFERENZA

Una nuova forma di emarginazione

L'arte è la forma di comunicazione che da sempre ha spinto l'individuo in due direzioni: una dentro di sé mediante un discorso introspettivo e l'altra fuori di sé dialogando invece con gli altri. Che si tratti di pittura, di scultura, di musica o di cinema così come di qualsivoglia forma espressiva lo scopo della creazione è la comunicazione. L'era di questo Covid ha bruscamente alterato il transfert comunicativo: da un parte l'isolamento (dalle quarantene alla realtà minacciata dal costante pericolo) ha creato un'interferenza sia nello scambio interiore di sensazioni sia al libero scambio dialettico tra le persone.

La perdita di coscienza è ravvisabile in tutte le manifestazioni artistiche e come cronista dell'epoca in corso non posso stare in silenzio o ripetere il mantra dell'ottimismo: non va affatto tutto bene.

L'arte attuale è caduta nell'abisso e come merce ha perso la sua aura: i pittori simulano la ripetizione degli schemi del secolo precedente imitando i grandi maestri della tradizione novecentesca o tentando invano di mostrare un bieco eclettismo quasi come forma di cultura e abilità nel clonare il già fatto sino a decadere esclusivamente nel revisionismo e nel passatismo estetico. La paura della morte e l'odio verso tutto ciò che circonda l'artista deriva da un universo chiuso della psiche umana dentro i propri confini interrompendo il flusso di interscambio con la natura ed il mondo circostante. La reazione a questo mostruoso stato delle cose è l'INDIFFERENZA delle persone che non dialogano realmente perché adattate a non poterlo fare per timore di un giudizio negativo!

Sia chiaro: serpeggia tra gli esseri umani un virus letale che da anni contagia e si diffonde determinando la morte. Ora i virus esistono dall'origine della vita organica del pianeta e il genere umano che dalla Terra proviene ha convissuto da sempre con queste forme di minaccia. Eppure questo virus in particolare ha risvegliato nella civiltà contemporanea quel senso di morte che aveva superato con le proprie illusioni di onnipotenza e ha dovuto generare capri espiatori, vittime sacrificali da immolare al totem mediatico dell'ignoranza: pensiamo ai venduti di questo regime tecno-sanitario che si beffano degli untori, di coloro che hanno scelto di non obbedire ciecamente alla libera imposizione del siero miracoloso; dai palchi urlano sketch ironici contro questi nuovi mostri sino ai programmi televisivi in cui i Nobel vengono assecondati come stupidi se contrari al Graal e così attori, sportivi, artisti e intellettuali che parlano come medici mentre questi cantano e vanno sui red carpet dei Festival come star dello spettacolo. Ciò a cui stiamo assistendo da due anni a questa parte è sicuramente uno sconvolgimento epocale che attraverso la diffusione di un virus di dubbia provenienza si è insinuato con tutte le sue varianti nel tessuto sociale passo dopo passo alterandone gli equilibri strutturali per cui le norme di cambiamento comportamentale ne sono state la conseguenza.

E' ovvio che la provenienza di questa alterazione oltre che sanitaria sia stata incoraggiata dai mercati internazionali di cui l'alta finanza ne è stata la depositaria per eccellenza sino ad introdursi nell'economia e nel tessuto politico dei diversi Paesi che hanno reagito assoggettando le masse ad una narrazione convenzionale messa sul piatto dai media, dai giornali e dal mondo dello spettacolo.

La spettacolarizzazione appunto, del fenomeno ha incantato le masse nel vero senso della parola: pensiamo alle persone chiuse nelle proprie dimore, spaventate e costrette a collegarsi a Internet od a guardare la televisione in cui il condizionamento costante ha generato paura (attraverso immagini, parole, suoni) sino a fidarsi dei propri carcerieri che a loro volta concedevano per poi richiudere le persone nelle proprie angosce.

Per uscire da questo loop i molti hanno ceduto obbedendo all'astuto inganno e si sono schierati alla fine con il carceriere che li ha premiati della libertà che avevano per diritto di nascita ed infine hanno additato coloro che non accettavano come loro lo scempio. Un meccanismo che dura da tempo ormai e che ha indotto gli uni a mettersi contro gli altri: da una parte il totalitarismo mediatico che ha inteso la sudditanza di una parte della popolazione e dall'altra gli oppositori esclusi dalla vita pubblica, dai locali, dai negozi, dagli amici, dalla normalità. Ovviamente nella narrazione dominante queste categorie di minoranza sono invasati e tra essi si distinguono complottisti, fanatici di estremismi, terrapiattisti, ignoranti in cui la matrice è NOVAX.

Nessuna forza politica rappresenta questa minoranza e quelle che partecipano alla vita politica sono marginali nello scacchiere delle scelte, sono pericolosi perché infastidiscono l'ordine pubblico. Non vanno tenuti in considerazione, non possono contagiare gli altri con le loro idee e meritano la censura, l'isolamento, devono essere ridotti al silenzio: semplicemente ignorati, come se non ci fossero.

Questa è l'ultima frontiera della modernità imbavagliata, in fila, anonima e perennemente impegnata: l'EMARGINAZIONE. Tutti sorridenti e distaccati ma nessuno ha la libertà di dire ciò che pensa per paura di pensare forse. Sguardi timorosi e carichi di giudizio sprezzante e spocchioso di una finta normalità, di una società bugiarda, contaminata, schiava e priva di gusto. Miseria dello stile, tristezza dell'animo e decadenza impura di una civiltà incapace di imporre la propria visione del mondo.

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Il Kolossal di Stanley Kubrick

Verso la sentinella

Come non parlare a questo punto del capolavoro del 1968 diretto da Stanley Kubrick 2001.Odissea nello spazio proprio in concomitanza con lo sbarco dell'uomo sulla Luna: per essere corretti infatti possiamo stabilire le rispettive date come del film il 2 aprile 1969 a Washington (mentre in Italia il 12 dicembre 1968) mentre la missione per la Luna avvenne tra il 16 ed il 24 luglio del 1969. L'attesa per la grande impesa senza precedenti spinse l'interesse verso il genere di fantascienza considerato sino a quel momento di serie B: eppure Kubrick contattò Arthur C. Clarke con il quale si interfacciò alla scrittura di un romanzo di fantascienza da tradurre poi nell'omonimo film. Parliamo del romanzo La sentinella da cui poi si è strutturata la trama del Kolossal fantascientifico mediante l'ausilio di tecnologie avanzate come l'utilizzo di proiezioni frontali sul set per la riproduzione dei fondali od a macchinari giganteschi come la centrifuga che rappresentava l'interno del Discovery così come l'utilizzo di fasci luminosi mediante l'uso della slit-scan ovvero nel posizionamento di una fessura di scorrimento tra la cinepresa e piano così come l'utilizzo di lenti per obiettivi forniti dalla Nasa o di modellini per le astronavi realizzati perfettamente in scala. Dopo aver letto il romanzo comprendiamo differenze come la sostituzione nel film di Saturno ed alla luna di Giapeto in Giove: qui la questione fu la semplificazione di Giove rispetto alla realizzazione degli anelli di Saturno. Eppure nonostante le polemiche e leggende restano impresse le scene che caratterizzano questo capolavoro indiscusso: da L'alba dell'uomo in cui gli uomini-scimmia restano sconvolti innanzi al monolito quale sinonimo di intelligenza extragalattica e perfezione sino a quando Moonwatcher si risveglia dal sonno comprendendo la forza sugli altri. Il lancio dell'osso vesso l'alto spinge con una dissolvenza il tempo ai giorni nostri ovvero al 1999 quando un gruppo di ricercatori trova il monolito sulla base lunare nei pressi del cratere Clavius ove giungeranno gli scienziati che ripeteranno i gesti delle scimmie migliaia d'anni prima. Nella terza parte avviene il viaggio verso Giove ove è stato avvistato nuovamente il corpo estraneo ed un gruppo di scienziati tra cui Dave a bordo della nave madre Discovery sarà costretto ad affrontare l'intelligenza artificiale di HAL 9000 intento a sabotare la missione per entrare in contatto con l'intelligenza aliena. Ragione per cui ucciderà tutti i membri dell'equipaggio tranne Dave che dopo una finta anomalia tenterà con il suo spacepod di tornare a bordo e spegnere Hal.

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Da questo momento compirà il viaggio Giove. Oltre l'infinito in cui la sequenza del trip lo porterà al monolito e quindi ad attraversare il portale dimensionale in cui vedrà sé stesso vecchio ed ancora sul letto di morte sino alla funzione di feto universale.

Dal tono apocalittico alle conseguenze etiche dell'umanità sono innumerevoli le interpretazioni intorno a questo film: pensiamo solo all'acronimo di HAL corrispondevano alla IBM (ovvero alle lettere precedenti). Eppure l'idea di un super computer intelligente capace di sottomettere l'umanità affascina il pubblico. Ovviamente questo schema viene capovolto dall'eroe positivo, freddo e capace che rispecchiando gli standard dell'astronauta modello americano vince il robot e raggiunge le barriere del tempo in un viaggio spazio-tempo ultra-dimensionale: qui la perdita del Sé sconfina nella dilatazione delle età, del tempo e della logica di riferimento a cui siamo abituati tanto è vero che Kubrick ricorra all'espediente di inserire lo spacepod in una sala settecentesca (Secolo dei Lumi) da cui l'astronauta dopo aver attraversato i mondi discende e da cui vedrà un suo sé fare colazione e poi sdoppiarsi e vedersi più vecchio perire su un letto ed indicare il monolito sostituito poi dallo Starchildren.

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MISSIONE APOLLO 11

Erano le 9.32 in Florida (ora italiana: 13.32) del 16 luglio 1969 quando decollò dalla Rampa 39A di Cape Canaveral l'Apollo 11 con a bordo tre astronauti: Neil Armstrorng, Michael Collins e Buzz Aldrin. Il 20 luglio avvenne l'allunaggio e fu Armstrong il 21 luglio a scendere per primo pronunciando la celebre frase:" Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità". Dopo di lui anche il suo collega Aldrin scese mentre Collins rimase sospeso in orbita a bordo del modulo di comando mentre gli altri due erano scesi sulla Luna con il Lam.

I due astronauti fecero diverse foto e piantarono la bandiera come sappiamo dalle documentazioni storiche per poi tornare a bordo dopo circa ventuno ore e mezza di allunaggio in cui prelevarono materiale: si ricongiunsero al loro compagno ed affrontarono il viaggio di ritorno verso la Terra.

Il 24 luglio avvenne l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico consentendo all'umanità di entrare ufficialmente nell'era spaziale vincendo così la sfida intrapresa contro l'U.R.S.S. Abbiamo documentazione della prima passeggiata lunare poiché essa fu trasmessa in televisione al pubblico di tutto il mondo (da noi il giornalista Rai Tito Stagno morto da poco a novantadue anni). Sembrava in questo modo che si fosse avverata la profezia di John F. Kennedy dal discorso del 1961: "...Prima che finisca questo decennio di farlo atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra". Ci erano riusciti.

La guerra psicologica tra le due superpotenze era quella di dimostrare l'efficienza tecnologica e la possibilità di avere armi sempre più sofisticate in caso di guerra nucleare.

Quando il 4 ottobre 1957 i russi avevano lanciato lo Sputnik 1 ovvero il primo satellite artificiale e successivamente il 12 aprile 1961 avevano lanciato Gagarin mello spazio fu per gli Stati Uniti un duro colpo: tanto che furono addirittura impiegati scienziati e ricercatori ex-nazisti.

Pensiamo al Saturn V ovvero il lanciatore pesante che portava le missioni Apollo verso la Luna coinvolse il barone Wernher Magnus Maximillian von Braun che durante la seconda Guerra Mondiale aveva operato per la missilistica tedesca ideando i razzi V2 essenziali per superare livelli dell'atmosfera; fu coinvolto con un'equipe di studiosi tedeschi al programma spaziale. La NASA stessa lo definì il più grande scienziato per la tecnica missilistica: proprio dal suo razzo vettore Saturn V della piattaforma di lancio americana partiva la missione che avrebbe fermato per qualche tempo la corsa spaziale dei sovietici. Ed ora che la Russia democratica minaccia l'invasione dell'Ucraina? Nato ed U.S.A sono nuovamente in ballo mentre la Cina?

Questo racconta la storia. Questo dicono i fatti, le testimonianze; eppure esiste una folta schiera di negazionisti che mettono tutto in discussione. Possibile negare l'evidenza? E' frutto della fantasia o della verità documentata?

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UFO

Il Contatto

ROSWELL

Era il 2 luglio 1947 quando si diffuse a livello globale la notizia dello schianto di un oggetto non identificato nell'omonima località.

Dai fatti fu dichiarato nonostante smentite di varia natura che si trattasse di un UFO.

Eppure erano anni in cui i presupposti della Guerra Fredda preoccupavano il mondo tanto che era in atto l'operazione Mogul top secret attuata dalla United States Air Force ovvero di microfoni posti ad alta quota grazie a palloni sonda che dovevano rilevare probabili bombe atomiche lanciate dal nemico. Secondo questa tesi proprio nel 1995 l'Air Force pubblicò un rapporto secondo cui il Mogul lanciato dal Nuovo Messico il 4 giugno 1947 fosse quello che si schiantò a Roswell. Nonostante gli svariati tentativi di ridurre la portata dell'evento, di demistificarlo e farlo scadere in termini di folclore locale ancora oggi taluni credono che si trattasse proprio di alieni. 

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Tutto prese forma quando nel 1978 un ufologo ed ex ricercatore di fisica Stanton T. Friedman intervistò il maggiore Jesse Marcel che nel 1947 fu fotografato con i resti del pallone sonda di intercettazione sovietica.

Da tutto ciò si dedusse che si trattatava di insabbiare le prove: troppe erano le testimonianze di coloro che avevano assistito allo schianto.

Eppure era ancora dominante la visione secondo cui un'astronave extraterrestre fosse precipitata sulla Terra e che i corpi di alcuni alieni fossero stati recuperati mettendo ovviamente tutto a tacere per non creare uno shock generale.

Secondo alcune teorie complottiste sarebbe stato proprio questo tipo di contatto a spingere le tecnologie umane così avanti nel tempo: la velocizzazione così come l'intelligenza delle macchine, la digitalizzazione ed il potenziamento degli strumenti sofisticati che ora a distanza di settanta'anni utilizziamo nella vita di tutti i giorni proverrebbero da questo contatto.

Allora ci domandiamo: perché l'esercito degli Stati Uniti avrebbe cercato di nascondere le prove?

Sappiamo che l'ufficio per le relazioni pubbliche della Roswell Army Air Field ovvero una base aerea dell'Aeronautica militare a circa cinque chilometri avevano recuperato i rottami di un disco volante e tante persone avevano parlato di strane luci nell'aria provenienti evidentemente da dischi volanti.

Poi a partire dal 9 luglio ci furono le smentite per poi tornare a parlarne negli anni '80. Colpisce a questo punto un filmato distribuito da un produttore britannico Ray Santilli che mostrava l'autopsia di un alieno trovato a Roswell.

Non è sicuramente la prima volta che si parli di qualcosa di simile.

Ora le ipotesi che roteano intorno a questo evento sono molteplici ma restando al di fuori delle parti possiamo indicare le differenti modalità di avvistamento: comunemente chiamati Unidentified flying object così chiamate da Joseph Allen Heynek negli anni '70 si distinguevano in avvistamenti di Primo tipo quelli in cui l'oggetto volante era magari posato a terra e a debita distanza; di Secondo tipo quelli in cui oltre l'avvistamento restano anche tracce fisiche sul luogo in cui è stato presente; di Terzo tipo in cui si avvista anche un'entità vivente; infine di Quarto tipo ovvero l'abduction secondo cui sarebbe il contatto sino al rapimento.

Stando a questo resoconto comprenderemmo che Roswell (se davvero si trattasse di Ufo) rientrerebbe nella Prima e nella Seconda categoria per il fatto di essere stato scorto e di aver lasciato tracce; per quanto riguarda il prelievo di alieni all'interno del veicolo extra-mondo porterebbe al terzo tipo: questo non possiamo proprio dirlo.

In un modo o nell'altro fu un evento unico che scosse l'opinione pubblica e che ancora divide.

Conosciuta come Area 51 parliamo della base Nevada Test Site - 51 è una base militare poco più grossa della Sicilia in cui il governo statunitense custodisce armi militari e sistemi tecnologici di massima segretezza.

Qui ci sarebbero tecnologie pericolose sin dai tempi della Seconda Guerra mondiale pensando al Programma U-2 od ai Programmi Oxcart e Blackbird durante la Guerra Fredda.

In altri termini sarebbero state testate armi per il progresso scientifico e militare di cui se da una parte si considera l'arruolamento di gerarchi delle SS nei piani anti-sovietici in cui erano coinvolti i servizi segreti, dall'altra il ritrovamento di oggetti non identificati (top secret) che dovevano essere analizzati per considerare un salto quantico dell'evoluzione.

Questi erano i sentori che derivavano dal programma Joint Intelligence Objectives Agency: conosciuta come Operazione Peperclip reclutava ingegneri e scienziati provenienti dalla Germania nazista per avvantaggiare l'esercito statunitense. Altre teorie invece leggerebbero nell'Area 51 una base ove fossero conservati e studiati congegni alieni che avrebbero velocizzato la tecnologia moderna.

In questo modo sarebbero state distinte diverse etnie provenienti dalla spazio come Rettiliani, Homo falene, Omini Verdi, i Nordici o del genere mostruoso come il Flatwoods, i Lux, gli Insettoidi sino agli Horus - Ra, ai Goblin, ai Chupacabra, i Deros ed i Grigi. In ogni caso l'evoluzione tecnologica attuale si è potenziata di cinque volte rispetto al flusso: queste razze extragalattiche sarebbero sempre state in contatto con noi mediante l'ausilio di Tecnomarcatori da cui gli scienziati hanno dedotto la presenza dio onde radio e di artefatti che consentirebbero loro di connettersi al nostro pianeta e controllarci in qualità di colonia.

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Fenomeno celeste di Norimberga

Era il 14 aprile del 1561 quando in Germania fu dichiarato da tutti gli abitanti di Norimberga un avvistamento di luci nel cielo: l'incisione di Hans Glaser custodita presso la Biblioteca Centrale di Zurigo ci racconta di questo fenomeno. Tra le teorie del complotto l'incisione Glaser costituisce un vero e proprio Graal o prova dell'enigma: persino Jung nel 1958 citò questo fenomeno assieme a quello di Basilea del 1566 intitolato Ein modernen Mythus: Von Dingen, die am Himmel gesehen werden in cui in linea di massima di traduceva lo scintillio perpetuo come una battaglia combattuta nei cieli per circa un'ora.

Per quanto riguarda l'incisione vediamo un insieme di forme luminose che indicano direzioni, vie, proiezioni da intendersi forse come carta astrale secondo cui verrebbe descritto un perielio ovvero un fenomeno ottico naturale causato dalla rifrazione della luce da cui deriverebbero una serie di forme di cristallo da cui poi sarebbero state dedotte formule e simboli di una mistica esoterica. Eppure le cose si complicano quando andiamo nella parte inferiore dell'incisione e leggiamo il testo di cui: nella prima parte Glaser racconta del terribile evento in cui l'intero villaggio assistette dapprima all'oscuramento del sole e poi le luci ad arco seguite da elementi cruciformi. Questi strani oggetti iniziarono a muoversi per poi combattere una battaglia in cielo aperto. La lancia nera o nave madre chiuse definitivamente l'apparizione.

Nella seconda parte invece Gloser cita Iddio creatore affermando che solo Lui conosca il significato di tali visioni tentando di convincere i suoi lettori dell'importanza di simile apparizione come testimonianza dell'esistenza di Dio.

A prescindere dalle concezioni religiose dell'epoca o quelle psicologiche della nostra c'è sempre nella lettura di questi fenomeni una componente analitica molto forte per cui si esclude a prescindere ciò che viene narrato per poi darne una giustificazione mistica, psicologica o scientifica ma in ogni caso lontana dal plausibile.

Potremmo invece seguire l'idea di remoti avvistamenti che confermerebbero la tesi secondo cui saremmo sotto il controllo di una civiltà aliena oramai da tempi immemorabili. Follia?

Storia del Fumetto

La serie di fumetti nata nel 1991 dalla Sergio Bonelli Editore è stata elaborata da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna.

Tratta di fantascienza ovvero ispirata a Rick Deckard il protagonista di Blade Runner e vede il protagonista detective in un futuro non molto lontano (2024) che indaga contro il crimine in una civiltà progredita: parte dell'umanità infatti si è trasferita sulle stazioni orbitanti da cui sono partite sacche di resistenza contro la Terra.

Egli vive nella megalopoli della Città EST degli Stati Uniti in cui si sente ancora umano in una civiltà in trasformazione e decadenza.

C'è infatti un senso di nostalgia delle nostre vecchie abitudini (a quando eravamo ancora umani): da quando un criminale gli uccise moglie e rapì la figlia diventata poi autistica: sono queste ragioni che induranno il protagonista ad una serie di convinzioni ed atteggiamenti che ne hanno indurito l'indole ed il temperamento. La sua battaglia maggiore è quella di ricercare quanto resti dell'umanità. 

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CRITICA DELLA CRITICA

Segni di comunicazione

ARECIBO

Oltre le barriere del tempo


Un'altra stranezza è il messaggio di Arecibo trasmesso nel 1974 via radio e indirizzato verso l'Ammasso Globulare di Ercole: 1679 cifre binarie di cui 23 righe e 73 colonne.

Dal Crittogramma di Drake comprendiamo che va da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso distinguendo la sequenza dei numeri da 1 a 10; dei numeri atomici degli elementi come carbonio, azoto, ossigeno e fosforo; la formula degli zuccheri e del DNA; il numero dei nucleotidi del DNA; quindi la rappresentazione genetica e dell'uomo così come della popolazione terrestre; il Sistema Solare; infine una rappresentazione del radiotelescopio di Arecibo con la sua antenna trasmittente.

Il messaggio impiegherà 25.000 anni per raggiungere la sua destinazione ed è stato ideato con lo scopo di comunicare con presenze galattiche intelligenti capaci di comprendere e rispondere al messaggio.

Lo scopo intra-testuale di questo messaggio mette a disposizione un dispositivo logico-formale atto a risvegliare in un'intelligenza aliena la possibilità di percepire dati, elaborarli sino a decodificarli e rispondere o quantomeno replicare tale schema magari disponendo sulla stessa base binaria di una sequenza di posizionamento del quadrante universale ove presumibilmente si trovi il pianeta a cui è giunto il messaggio.

Una sorta di messaggio nella bottiglia intergalattica destinato a creature ignote o che nel paradosso dei paradossi qualora fosse tra 25.000 anni scoperto da una civiltà e questa lo rispedisse a noi impiegherebbe altrettanti 25.000 anni per tornare sulla Terra.

Secondo questa visione tra 50.000 anni nel cielo terrestre giungerebbe questa frequenza aliena solo che della nostra attuale atmosfera non ci sarebbe nulla: la Terra ridotta ad un pianeta deserto senza alcuna forma di vita. Ciò dimostra l'incomunicabilità tra forme di vita lontane od a simboli convenzionali non traducibili dalle differenti propensioni fisiche: in altre parole noi comprenderemmo un linguaggio da non umani?

La difficoltà di comunicare attraverso l'utilizzo di segni convenzionali, assoluti e riconosciuti stabilisce un grado di universalità improponibile ad esseri da noi completamente estranei di cui non potremmomo stabilirne i parametri di riferimento.

Giuseppe Capogrossi

Era di origini nobili e dopo un'accurata istruzione in Legge si recò in Francia da Fausto Pirandello. Partecipò alla XXVII Biennale di Venezia sino a far parte della Scuola Romana firmando successivamente il manifesto del Primoridialismo Plastico: da qui il suo temperamento lo porta alla Pittura Astratta stabilendo accanto a figure come Alberto Burri e Lucio Fontana l'attaccamento al panorama dell'Arte Informale.

Seguendo questi canoni espose in tutto il mondo: in lui la radice dechirichiana in Italia così come quella cezanniana in Francia lo condussero a qualcosa di atavico che andasse al di là degli schemi: la fissità delle sue forme così come la stasi o figure dagli sguardi assenti, impersonali, freddi trova una convenzione tra la dimensione fisico-materica e metafisico-spirituale.

Anzi è il tonalismo a dare senso alle forme congelate in cui l'architettura circostante compone l'abito di una spazialità precaria. La lezione post-cubista dello sgretolamento formale lo immette direttamente nell'universo informale: il suo linguaggio era di segni specifici, graficamente riconoscibili ed unici per il senso di psico-scritturalità.

Questa sorta di pettine nero o elemento primario a colore piatto anti-materico diviene il suo elemento distintivo e ripetuto nella serie di opere che dal'49 in avanti lo distingueranno.

Successivamente aprì il repertorio dei segni a nuove formule iconiche spaziando dai tasselli colorati a lettere vere e proprie sino poi a tratteggi e sinusoidi .

In questo modo la triade dei grandi informali italiani quali Burri per la sperimentazione materica, Fontana per quella gestuale applicata ai suoi tagli giunse a Capogrossi quale maestro indiscusso del linguaggio del segno: questa tipologia di informalità ritorna a qualcosa di ancestrale, primitivo, atavico. C'è qualcosa di ultra-umano nell'analisi di questi lavori che intendono dialogare con gli aspetti inconsci, istintivi e primari della psiche umana escludendo la logica ed i successivi parametri di razionalizzazione.

Innanzi ai suoi dipinti sembra di tornare indietro nel tempo o di girargli intorno: niente di umano è rimasto; solo segni di un linguaggio alieno, sconosciuto, extramondano. L'analisi che ne deriva è caratterizzata dal desiderio di comprendere quanto sia innanzi agli occhi ma non immediatamente traducibile in segni convenzionali. Qualcosa di amorfo stabilisce questo contatto entro il quale l'umano sembra orami superato.

Superficie 210 (1957). Collezione privata

Il Periodico d'Arte. Via Genova 23 - 10126 TORINO
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