Terza uscita

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Apocalisse 2020. Trasmutazione Globale

Negli interminabili giorni della quarantena la
tecnologia ha occupato gran parte del tempo delle persone: nasce così APOCALISSE
2020. Trasmutazione Globale una raccolta di messaggi scritti dal
sottoscritto su Facebook periodicamente. Il Social Network è diventata
l'occasione per dialogare con gli altri reclusi aprendo dibattiti e ponendo
questioni incognite che ribaltano gli schemi della logica e delle certezze.
Tutto ciò è firmato da Il Sopravvivente A.D.T.1975 in un iter di 7 messaggi a
cui seguita nel presente testo l'inedito ottavo che chiude il cerchio. (Continua a pagina 7)

Dopo dieci
anni di assiduo lavoro esce finalmente il mio testo di Storia dell'Arte
intitolato: ASHERAH.Il Libro della Natura.
La quarantena per il Covid-19 è stata l'opportunità per ritirarmi in casa e riprendere i vecchi manoscritti che hanno preso finalmente forma. Forse è il caso di dire che non tutti i mali vengono per nuocere!
(Continua a pagina 5)

Continua a pagina 3
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INDIA (Tamil Nadu)
Auroville la città spirituale
L'Utopia esiste

Matrimandir(1968) Il luogo della meditazione

Nell'India meridionale esiste una città utopistica chiamata Auroville: creata nel 1968 dalla Madre francese Alfassa seguace dell'indipendentista Sri Aurobindo. Qui vengono praticati i principi di spiritualismo induista nonché il comunitarismo gandhiano con accenni al marxismo ed all'anarchismo.
Fu definita la città del sole energizzata proprio dalla potenza solare divenendo modello ecosostenibile. Esiste da più di cinquanta anni riproponendo modelli sociali che collaborano tra loro sui principi dell'agricoltura biologica ospitando più di 2500 residenti provenienti da tutto il mondo.
Ai novizi viene richiesto di non muoversi per due anni dopo i quali sarà un Comitato interno a stabilire chi ha i requisiti per vivere in questa comunità dello spirito.
Ad appoggiare il progetto contribuiscono il governo indiano, la Comunità Europea e l'Unesco.
Roger Anger è l'architetto che ha progettato il sito ispirato al simbolismo di Le Corbusier irradiando quattro zone intorno al nucleo centrale della Peace Area. Un esperimento strutturale e sociale assolutamente benefico che continua a sorprendere.
Picasso - RODIN
Dal 15 settembre 2020 al 14 marzo 2021 è prevista la mostra dei due colossi dell'arte del '900 ovvero Picasso e Rodin messi insieme dai due rispettivi musei parigini: da una parte il Museo Picasso che disporrà di opere che celebreranno l'aspetto più intimo dell'artista ispanico e di quello francese sino a giungere alla genesi della creazione stessa all'interno dei rispettivi laboratori dei due Maestri.
Dall'altra il Museo Rodin si concentrerà sull'esposizione degli stili che i due artisti hanno utilizzato per connettersi ed esprimere la realtà.
L'obiettivo è definire una sorta di relazione, convergenza creativa pur mantenendo le rispettive differenze stilistiche ed estetiche.
Da una parte il Genio, il camaleonte, il creatore
UniversalePICASSO che con il suo modus operandi riuscì a sconvolgere l'arte tradizionale. Dall'altra il mistificatore Rodin che stravolse le metodologie tradizionali attraverso il dinamismo dei soggetti e l'azione della creazione. Entrambi fautori del primitivismo contemporaneo fondato sulla destrutturazione e scomposizione dell'ordine prestabilito; entrambi riconosciuti in tutto il mondo; entrambi visionari e passionali nella vita e nell'arte.
Entrambi furono seguaci dell'arte classica, la fecero propria attraverso la conoscenza sino a reinventarla secondo principi che avrebbero per sempre trasformato gli equilibri estetici dell'arte internazionale.
Una mostra sicuramente da non perdere perché unica nel suo genere ed epocale.
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Subito dopo la seconda guerra mondiale ed esattamente nel 1949 George Orwell pubblicò il romanzo intitolato 1984.
Lo scrisse nel 1948 e decise di ambientarlo in un futuro non molto lontano e che numerologicamente corrispondesse all'inversione dei numeri 48 con 84.
Il romanzo diffonde il concetto di manipolazione psicologica delle masse attraverso la soppressione delle parole che compongono le attuali lingue morte in costante evoluzione: chiama questo processo la NEOLINGUA. Da qui genera il Bipensiero capace di sintetizzare sino alla soppressione dei connotati liberi della struttura democratica sfociando in una forma di totalitarismo irrazionale mantenuto da tre multicontinenti globali in alleanze e lotte momentanee e continue atte a spazzar via tutto ciò che resta del vecchio uomo.
Dopo la guerra atomica esistono i tre continenti Oceania, Eurasia ed Estasia ed il tutto è controllato dall'occhio vigile del Grande Fratello di cui il Partito Unico controlla ogni singola variazione: il protagonista è un trentanovenne che adempie quotidianamente alle sue funzioni sino al progressivo risveglio.
Winston Smith è il suo nome ed il suo inspiegabile desiderio per una donna Jiulia lo porta ad una serie di azioni che inducono la psicopolizia a ricercarlo e ad acciuffarlo in flagrante.
Indotto a tradire anche la bella Jiulia viene ricondizionato e lasciato nuovamente nel mondo corrotto in cui amerà di nuovo il Grande Fratello.
Aldous Huxley fu l'insegnate di Orwell. Huxley fu l'autore de Il mondo nuovo e della continuazione Il ritorno al mondo nuovo e da qui prese il via una corrente di fantascienza definita distopica ovvero di una serie di romanzi che aprivano la via al futuro osservando e sviluppando negativamente elementi sociali già in atto nel presente.
Pensiamo che Le Monde posiziona il romanzo al ventiduesimo posto considerando Orwell tra i maggiori autori del mondo. Concordo su questa scelta considerando aspetti che in maniera inavvertita si sono realizzati nella nostra realtà. In alcuni momenti viene quasi da pensare che Orwell sia stato una specie di guru che profetizzò il mondo in cui ci troviamo. Conosciuto anche per un altro celebre romanzo La fattoria degli animali, Orwell fu un giornalista e scrittore ordinario che per lavoro viaggiò prendendo parte alla guerra civile spagnola e partecipando poi alla seconda guerra mondiale. Morì a quarantasei anni per un cedimento ad un'arteria polmonare. Ateo, razionale, cinico, l'autore intuì che un giorno i piccoli stati sarebbero crollati in nome di macro-continenti che avrebbero azzerato la libertà controllando il singolo attraverso la manipolazione psicologica e la presenza costante del Grande Fratello. Aveva ragione.
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Il Cinema al femminile
Il film evento di quattro icone dell'Arte

BODY of TRUTH (2019) esce il 25 settembre 2020
Body of Truth è il film completamente al femminile in cui quattro donne racconteranno la realtà contemporanea vista da angolazioni diverse.
Quattro grandi artiste che combattono il conflitto interiore sino al loro modo creativo di rapportarsi con il mondo circostante.
La prima è l'artista israeliana Sigalit Ethel Landau performer accanita che tocca dimensioni sociali dei senzatetto o di quegli scenari decadenti e psicologici come il rapporto tra vittima e carnefice sino a celebrare istallazioni che sconvolgono lo spazio di riferimento.
La seconda Shirin Neshat iraniana ma da diverso tempo trapiantata nel contesto newyorkese. Lei ha toccato tematiche socio-politiche come la rivoluzione iraniana o la situazione femminile. Fu dopo la morte dell'Ayatollah Khoemeini che tornata nel suo paese ha assistito a trasformazioni radicali che sono entrate a far parte della sua creazione spaziando dalla fotografia sino al cinema.
Ancora la ceca Katharina Sieverding la quale ha studiato nei corsi di Joseph Beyus ed insegna tuttora in Germania. La serie dei suoi autoritratti e li mette insieme in performance fotografiche atte a descrivere lo scorrere inesorabile del tempo con riferimenti ed allusioni alla storia tedesca, americana od al passato che incombe sulle cose.
Infine Marina Abramovich l'artista serba naturalizzata negli Stati Uniti che ha trasformato la performance in una lotta personale contro gli schemi della società capitalista mostrando le angosce e la sessualità in un turbinio di sensazioni emotive atte a destabilizzare il Sistema costituito.
Le esperienze personali delle quattro artiste vengono in superficie in un'opera che mette in relazione i temi portanti della guerra, del dolore, della violenza in cui l'aspetto intimo e nascosto dell'ego dovrà fare i conti con una realtà fuorviante.

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ASHERAH
Il Libro della Natura

Dopo anni di studio e ricerche nel campo delle espressioni artistiche sono riuscito a sintetizzare le ricerche in un testo intitolato ASHERAH. Il Libro della Natura. Strutturato in tre parti analizza il percorso storico degli stilemi realizzativi di artisti viventi nel panorama dell'arte italiana eleggendoli a maestri di ciò che dovrà essere.
Progetto sicuramente ambizioso perché parte dalla riformulazione delle epoche precedenti inserendole in un nuovo contesto culturale atto a riformare i vecchi postulati estetici, culturali e storici. Da quando è andato in stampa le persone mi hanno chiesto le motivazioni del titolo e le ragioni della connessione alla natura trattandosi di un testo di Storia dell'Arte. Ebbene la mia risposta è sempre la stessa: mi appello a Galileo Galilei il quale studiando attraverso la ratio e la scienza le costellazioni ammise che la verità delle cose risiede nel grande libro della natura e la natura stessa è la verità assoluta, oggettiva, creatrice di tutte le cose. Anticamente il dio unico Yahwé derivato dalla tradizione egizia di Akhenaton e trapiantato in Israele, aveva una compagna Asherah: in questo modo esistevano il dio guerresco del cielo e la dea della Terra in un'unità Padre-Madre con gli uomini ovvero i loro figli quali creature destinate a vivere del frutto della creazione.
Da questo nucleo di conoscenza che si incentra sul valore della divinità femminile perduta, la Madre Terra avviene una ricerca cabalistica che ritorna allo Zohar ovvero all'Albero della Vita nel quale è custodita la verità: aprendo la sephirot mancante viene riscoperto l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male attraverso il quale il neofita ha la possibilità di riconnettersi a verità ancestrali servendosi di simboli, codici ed un linguaggio atavico insito nell'inconscio umano. Un'altra domanda ricorrente è quale sia il rapporto tra questi presupposti di natura alchemico-esoterici con il discorso arte? E la risposta è semplice. L'arte rappresenta da sempre il linguaggio umano colto nella sua dimensione primaria e spontanea: le pittografie divengono nel corso del tempo sempre più articolate trasformandosi gradualmente in caratteri simbolici tipici della scrittura. L'Arte rappresenta il linguaggio per eccellenza per comunicare ed eternizzare gli Archetipi della struttura psicologica dell'essere umano ed evoluto.
Da qui parte il singolare viaggio di questo testo assolutamente controverso e inedito che proietta il soggetto contemporaneo innanzi ad una scienza nuova inserendo al centro l'opera d'arte come simulacro di una conoscenza assoluta da cui tutte le altre discipline dovranno correlarsi tentando la complessa via del dialogo e della funzionalità. La prima parte si concentra sulla Teoria Sinaptica essenziale da me elaborata ai tempi dell'Università in cui viene analizzata l'arte in maniera universale correlandola al processo storico in cui avviene una sintesi espressiva e riformulazione che stravolge le certezze ed i postulati precedenti.
La seconda parte si concentra sull'ambita scienza nuova, ovvero la Sincretosophia dedita alla complessa messa a punto di un sistema nuovo di conoscenza a cui possono accedere analiticamente ed in maniera indiscriminata le differenti discipline teoriche in maniera sincretica, complementare e strutturale all'oggetto della conoscenza stessa. Grazie all'attività giornalistica ho avuto modo di correlare le diverse tendenze ideologiche comparandole alle differenti manifestazioni artistiche tentando filosoficamente una via razionale plausibile e soddisfacente. Infine l'ultima parte è stata elaborata negli anni di gestione di spazi espositivi in cui ho ricercato maestranze e tendenze artistiche assolutamente significative. Così è stata formulata la Grande Opera in cui i postulati precedenti giungono alla scomposizione e ricomposizione di quel modello Filosofico di pensiero rappresentato dai Ventitré Vegliardi, ovvero i maestri che aprono la via pittorica al nuovo, al futuro, alla Rinascenza Contemporanea.
Un testo complesso, non immediatamente comprensibile, carico sicuramente di inesattezze che il tempo e la ricerca perfezioneranno: eppure apre la via, il solco al nuovo ed alla consapevolezza dell'uomo nuovo pronto a risorgere dopo i secoli bui dell'ignoranza. Costituisce sicuramente un progetto ambizioso e come tale non desidera l'immediata comprensione e non la pretende data la profondità dell'ideologia di fondo. Nato dall'elaborazione di anni è stato nei giorni dell'isolamento da Covid-19 che ho avuto il tempo e la volontà di mandarlo in stampa assolutamente non per fini commerciali quanto per scopi divulgativi affinché questi studi complessi e comparati alle discipline misteriche non andassero perduti. Nonostante il tentativo di semplificazione dal manoscritto originale il testo struttura nella forma un labirinto in cui il lettore è tenuto a disperdersi e dal quale solo alcuni avranno la capacità di venirne fuori rinnovati.
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1920-2020
RODARI
L'ultimo narratore
Dopo Esopo e Fedro, Gianni Rodari può essere definito l'ultimo cantastorie della letteratura mondiale.
Nato un secolo fa sul lago d'Orta è stato un esploratore dell'universo fanciullesco vincendo nel 1970 il premio internazionale Hans Christian Andersen.
Dopo gli studi e l'esonero dalla guerra militò nella Repubblica Sociale Italiana sino poi ad accantonare la divisa e combattere nella Resistenza.
Riuscì ad entrare nell'Albo dei Giornalisti sino alla pubblicazione di libri che lo resero celebre.
Lo ricordiamo come scrittore e giornalista di chiara fama per aver creato un'infinità di storie, filastrocche, poesie e racconti che tutti noi sicuramente abbiamo avuto modo di conoscere dai tempi dell'infanzia.
Come non ricordare Il libro degli errori così come Il gioco dei quattro cantoni.
Restano pietre miliari le Filastrocche in cielo e in terra oppure C'era due volte il barone Lamberto.
La lista è lunga e rischia di divenire noiosa. Un accenno alla suo capolavoro intitolato Grammatica della fantasia in cui l'autore si è allontanato dalla narrativa per approdare alla teoria: e struttura una serie di appunti teorici a partire da una serie di discorsi per comizi strutturati in quarantacinque capitoli che descrivono la sua attività e che definiscono l'arte di inventare storie.
Il 14 aprile del 1980 muore a Roma lasciando in eredità lo spaccato di
un'Italia e di un mondo che fecero parte di un secolo controverso di cui però
trovò sempre l'innocenza.
Teatri chiusi
La cultura all'ultimo posto

Partiamo da una consapevolezza: in Italia la cultura non è considerata o meglio non le è dato quel valore che invece avrebbe dovuto darle considerata la potenza dell'arte. Solo il patrimonio economico dei musei, degli edifici laici e religiosi così come di tutte le attività che gravitano intorno all'arte italiana riuscirebbe a sanare il debito dell'Italia verso gli altri paesi.
Eppure è il fanalino di coda: soprattutto in questa fase delicata collegata all'epidemia tutto ciò che riguardava la cultura non era sufficientemente tenuto in considerazione partendo da fattori di distanziamento sociale, misure di precauzione o quant'altro.
Ma l'epidemia ha rappresentato solo il colpo di grazia. Nel mondo del teatro sappiamo che gli italiani andavano pochissimo ancor prima: dai dati ISTAT più dell'80% degli italiani non ci va vuoi per mancanza di denaro, tempo o più semplicemente interesse. Il teatro è al limite, quasi alla stregua di un'arte morta.
Significativi nei giorni del Covid-19 gli appelli dei grandi attori che
hanno fatto le loro dichiarazioni sulla situazione già tormentata dei teatri
italiani: su questa linea pensiamo ad Alessandro
Gasmann che ha lamentato la sospensione del proprio spettacolo teatrale
sostenendo di aver inviato un appello al Presidente del Consiglio affinché
sostenga i lavoratori del teatro vivo soprattutto per il fatto che in questo
settore le paghe siano basse e nessuna cassa integrazione
Si sono mosse altre figure dello spettacolo come Gabriele Salvatores, Gigi Proietti o Mario Martone, Monica Guerritore.
Come dicevamo sembra che il Covid-19 sia la ciliegina sulla torta in una situazione culturale già abbastanza compromessa. Michele Placido ha esaltato il teatro quale contenitore ideale per spingere le persone alla riflessione sino alle soluzioni più interessanti pensando alla Pamela Villoresi la quale sostenendo che il teatro sia un servizio realizza esibizioni on line a porte chiuse nella speranza di ricevere digitalmente numerose visualizzazioni.
Come si evince le iniziative, le richieste od i modi di rapportarsi alla stessa problematica sono differenti eppure il paradosso del Cura Italia sta diventando una piaga a numerosissime persone che lavorano nel mondo dello spettacolo si trovano ora con le spalle scoperte.
L'estate nonostante la parziale riapertura o l'insieme di iniziative all'aperto che rispettavano le norme di sicurezza hanno messo in ginocchio questo settore.
Oltre ciò che vediamo sul palco consideriamo dietro le quinte: sarti, tecnici della luce, del suono, macchinisti, comparse etc. insomma un disastro.
Secondo i calcoli sono stati annullati più di 8000 spettacoli con una perdita di almeno dieci milioni di euro.
Tutto questo con la rete non sarà recuperato: l'unica speranza resta la Costituzione. Secondo l'articolo 19 del Contratto Nazionale dei Lavoratori dello Spettacolo dice che in caso di forza maggiore venga corrisposta una paga sindacale e che in caso di attività sospesa sia proprio lo Stato a provvedere in tal senso.
Ripeto: la cultura in Italia è messa all'ultimo posto e tra gli ultimi il Teatro.
Il Covid-19 ha spazzato via tanti sogni, illusioni o situazioni momentanee che erano già traballanti. Ora bisogna tirarsi su le maniche e ricominciare!
PAGINA 12
Il furto di Van Gogh
ai tempi del Coronavirus

Sin dal titolo una polemica: L'amore ai tempi del colera è il famosissimo romanzo di Gabriel Garzia Marquez uscito nel 1985 che da quando è scoppiata l'epidemia assale articoli, manifesti, citazioni. Tanti, troppi, esagerati ricalcano l'espressione ai tempi del come ricorso mediatico e pubblicitario per storicizzare la catastrofe in atto.
Anche io ne ho fatto uso ma come vedete in termini polemici per entrare in un dramma fuori dal tempo anzi di una tragedia nella tragedia: mentre le persone combattevano per affrontare la malattia o le paure che essa aveva generato degli stolti ne hanno approfittato per compiere il misfatto. Non è infatti bastata la pandemia per fermare i ladri per un colpo spropositato al mondo dell'arte. Si intitola Giardino della canonica a Nuenen in primavera il dipinto di Van Gogh sottratto al museo di Singer Laren ad Amsterdam verso le 3.15 del mattino della domenica 30 marzo.
Tra il 1883 ed il 1884 era il periodo in cui Vincent si trovava con i genitori a Nuenen ove il padre era il pastore nella chiesa raffigurata: l'opera fu donata alla madre ma dopo la morte del padre intervenne nuovamente sull'opera.
Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Eppure in un'epoca come questa in cui la solidarietà dovrebbe prendere il posto della speculazione e dell'egoismo personale a favore del bene collettivo.
Niente. Il profitto è al centro del male sociale e chi sarà a pagarne lo scotto saremo noi, la gente comune, gli amatori dell'arte a cui saranno tolti i diritti di contemplare l'arte e ciò che i grandi artisti hanno lasciato all'umanità.
Chissà cosa penserebbe Vincent che in vita sua ne vendette uno soltanto
e che ora valgono miliardi.
Il centenario: Isaac Asimov

Un secolo fa nasceva Isaac Asimov nella Russia afflitta dalla guerra civile.La famiglia di origine ebraicariuscì a fuggire negli Stati Uniti dueanni prima della fondazione dell'Unione Sovietica. Sin da piccolo si dedicò alla fantascienza partendo dal 1939 con scritti fondamentali come Naufragio al largo di Vesta su una rivista affermata Amazing Stories e da qui il direttore Frederik Pohl lo coinvolse in altre prestigiose riviste come Astonishing Stories e l'altra Super Scienze Fiction ove partorì capolavori indiscussi come il Ciclo dei robot ed il più controverso Ciclo delle Fondazioni. Arruolato nella seconda guerra mondiale fece esperienze che subito dopo avrebbe espresso nei suoi scritti. Sappiamo che doveva partecipare al primo esperimento della bomba atomica ad Honolulu ma fu prematuramente rimandato a casa dove concluse gli studi di biochimica. La sua fama da romanziere arrivò negli anni '50 periodo nel quale la sua attività di divulgazione scientifica era alterata dall'impatto fantascientifico in cui esprimeva le sue teorie o precognizioni di un futuro possibile. Pensiamo a capolavori come Viaggio allucinante (1966) o L'uomo bicentenario (1976) divenuti successivamente produzioni cinematografiche. Nonostante un attacco cardiaco nel 1977 andrà avanti sino al 1992 anno della sua morte. Un decennio più tardi fu rivelata la ragione del decesso per AIDS. La sua grandezza è smisurata ed ha aperto la via a tanti scrittori successivi che lo hanno preso come modello: pensiamo a Michael Moorcock che nel 1964 genera la rivista New Worlds da cui nasceranno avanguardie come New Wave e Cyberpunk. Punto di riferimento delle nuove generazioni è l'icona di un modo progressivo di intendere il futuro secondo postulati derivanti dalla teoria relativistica ed in maniera più sorprendente delle più moderne formulazioni di teorie quantistiche.
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Morti per Coronavirus due geni assoluti!
Il Poeta ed il Critico
E' stato il 16 aprile che
l'autore cileno Luis Sepùlveda si è spento di Coronavirus dopo due mesi circa
di permanenza in un ospedale di Oviedo all'età di settanta anni. Autore di
celebri romanzi come il primo Il vecchio
che leggeva romanzi d'amore (1989) al celebre Storia di una gabbianella e del gatto che insegnò a volare (1998) divenuto
poi un celebre film. Sepulveda è stato un autore che ha sognato non solo
artisticamente ma politicamente di cambiare il mondo militando in Bolivia e poi
in Cile per i socialisti è stato lo scrittore che più di tutti voleva andare
oltre la finzione letteraria e far pulsare i suoi romanzi di vita vera
caricandoli di aneddoti, sensazioni pure e passioni grazie ai quali i suoi
personaggi al limite tra idealismo e materialità dovevano alla fine fare i
conti. Fu battagliero, esule ed ecologista convinto più volte incarcerato per
motivi politici e tramutava queste drammatiche esperienze di vita in semplici dettagli narrativi che coloravano
una sfumatura apparentemente superficiale in cui la leggerezza era carica di
tormento e consapevolezza di un mondo forte, spietato, crudele. Il 29 aprile
invece, mentre passava l'asteroide OR2 1998 è morto Germano Celant storico e
critico d'arte ad ottanta anni nell'ospedale San Raffaele di Milano dopo un
mese circa dal contagio. Nel 1967 coniò la definizione Arte Povera portando avanti un gruppo di artisti italiani del
calibro di Pino Pascali, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Luciano Fabro ed
Alighiero Boetti. Le sue concezioni furono poi ulteriormente approfondite in Conceptual Art, Arte Povera , Land Art
(1970), portando a livello internazionale i criteri delle sue ricerche.
Lascia suo figlio Argento e la sua consorte americana Paris Murray ricordandoci
il profondo apporto culturale che pochi saranno in grado di portare avanti. Il
Poeta ed il Critico d'Arte lasciano un vuoto incolmabile intorno a loro e
dentro la nostra anima.
Il fumetto all'italiana

Quando pensiamo ad una sorta di crocevia tra il ladro gentiluomo e l'assassino spietato, tra il delinquente inafferrabile ed il romantico sfegatato non possiamo fare a meno di pensare a Diabolik nato dall'intelligenza e dalla creatività di una imprenditrice milanese che decise di distrarre la gente comune con un fumetto. Esatto. Un fumetto noir che traeva ispirazione dalla letteratura investigativa, del giallo e di intrattenimento purché distraesse i lavoratori nei momenti di spostamento sulle metropolitane ed autobus di trasporto. E l'eroe/anti-eroe che viveva nel pericolo costante inseguito dalla polizia, a bordo di una macchina da paura, con una fidanzata affascinante ed il brivido di colpi di genio per le città più famose del mondo era l'occasione per far sognare le masse allontanandosi dalla monotonia della vita quotidiana.Inoltre n on affascinava solo il pubblico maschile per l'evasione dagli schemi convenzionali ma anche quello femminile per l'eleganza di questa sorta di 007 alle prese con la giustizia. Nel 1962 Angela Giussani inventa il personaggio Diabolik poi, dal n.14 viene affiancata da sua sorella Luciana creando un team al femminile di cui la casa editrice Astorina di Milano per più di cinquanta anni lavorerà alle pubblicazioni.
Il formato tascabile diventa una novità e nel giro di qualche tempo il fumetto fa il giro del mondo. Fu all'interno della casa editrice Astoria del marito Gino Sansoni che la Giussani creò la propria casa editrice Astorina pensando ai pendolari che tutti i giorni tornavano o andavano con i mezzi al lavoro comprendendo che statisticamente molte persone leggevano gialli. Nacque così l'idea del ladro dagli occhi di ghiaccio che trovava la sua genesi nel fantomatico personaggio di Fantomas scomparso misteriosamente sul Titanic senza escludere Arsenio Lupin.
E' un ladro spietato che con i suoi coltelli non impiega molto ad uccidere chi ostacola i suoi piani impossibili e dettagliati: dapprima ama Elisabeth Gay poi grazie all'intervento di Luigi Marchesi nel terzo numero introduce la bellissima Eva Kant che resterà sempre al suo fianco a bordo della nera Jaguar.
Vivranno
molteplici avventure in contrasto alla figura raffinata ed introspettiva di
Ginko, il poliziotto antagonista che lo rispetta tentando di comprendere ed
anticipare sul campo il proprio avversario.
PAGINA 14
CRITICA DELLA CRITICA
Il capitale ignorante.
Ovvero come l'ignoranza sta cambiando l'arte
Desidero affrontare un testo interessante scritto dal critico d'arte Marco Meneguzzo. Sappiamo di lui che è un curatore indipendente ed è docente di storia dell'arte contemporanea e Museologia presso l'Accademia delle Belle Arti di Brera.
Nei giorni della quarantena ho avuto modo di leggere il suo testo in cui esprime l'inculturazione della modernità determinata dal tramonto delle avanguardie, della critica e dell'arte in prima linea: in questo panorama è sopravvissuto un collezionismo sterile che conosce poco l'oggetto di culto con il quale entra in relazione e guidato dalla moda del momento che acquista quasi inconsapevolmente l'oggetto del desiderio facendolo proprio. In questo avviene un sorta di possesso dell'opera - trofeo che mette l'artista nella posizione di affacciarsi a questo mondo con un 'intenzione conformistica ed omologante tentando, inversamente da quanto avveniva precedentemente di adattarsi alle mode solo ed esclusivamente per vendere.
A questo punto Meneguzzi parla di un'arte obbediente ai capricci del marketing ed alle tendenze della globalizzazione: ecco emergere i gusti della società e del mercato per giungere al declino estetico del mercato. Per capitale ignorante il critico definisce il capitale come la manifestazione ultima e materiale di un'economia che ignorantemente acquista l'oggetto senza conoscerne gli orizzonti. E' inevitabile portando i lettori a riflettere su questa inconsapevolezza. L'ignoranza appunto. Colpisce soprattutto nella delicata fase storica in cui siamo caduti: le masse incapaci di scegliere direttamente la propria vita sono rimaste vittima di se stesse: i poteri centrali hanno messo al centro le paure sulle quali hanno rafforzato le proprie tendenze e decisioni finali.
Questa posizione inconsistente ha allontanato ulteriormente il soggetto dalla presa diretta della propria realtà esistenziale: la graduale ignoranza sociale è stata riempita di modelli prefabbricati ai quali i più deboli hanno dato vita.
Il testo di Meneguzzo ci aiuta a riflettere su aspetti che toccano la
contemporaneità. Proprio partendo dal valore estetico ci rendiamo conto di
quanto l'uomo attuale stia sacrificando per una sorta di pigrizia morale ed
intellettuale che lo spinge a diventare solo un consumatore.
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L'arte su Internet
Virtualizzazioni moderne
Parliamoci chiaro: non sono un ammiratore della tecnologia. Forse mi accorgo di appartenere alla seconda generazione del dopoguerra chiamata Y e per questo più manuale, cartacea e pratica rispetto all'ultima nata ed educata al mondo digitale. Eppure desidero rompere una lancia a favore di internet. Credo che qualunque cosa persino un veleno preso in minime dosi possa avere dei benefici su di noi. Credo fermamente che la rete stia prendendo il posto dei rapporti umani e che noi frequentatori volontari di questo strumento ne diverremo presto dipendenti nel senso che non potremo fare a meno di connetterci e far parte del linguaggio digitale.
Anzi: tutto farà parte di Internet, solo ed esclusivamente coloro che vi avranno accesso esisteranno gli altri invece ovvero coloro che non avranno una tessera digitale non esisteranno pertanto non avranno diritti, pretese o voce in capitolo. Dentro o fuori con lo scopo di servire ed alimentare l'intelligenza artificiale quale strumento potente di controllo globale. Questo il fine. Eppure ha anche i suoi vantaggi: da quando è stata decretata l'allerta per Coronavirus in tutto il mondo si sono accesi focolai che hanno spinto i governi a prendere misure di precauzione e distanziamento sociale. Nulla da dire. Per un discorso di inevitabilità le misure preventive di sicurezza non potevano essere prese diversamente: eppure nonostante le buone intenzioni tutto si è complicato ricadendo su se stesso.
La gente chiusa a casa per settimane è stata costretta a cambiare abitudini e modi di vivere tentando in qualunque modo di far scorrere le giornate, le interminabili ore serali e la mancanza di movimento e rapporto umano è stato sostituito con la tecnologia. L'Arte è stata convertita in questo modo: musei, gallerie, spazi espositivi sono rimasti chiusi ed hanno escogitato misure alternative per non far tramontare il desiderio di vivere l'arte di ogni tempo facendo cosa?
Dirette Facebook in cui esperti presentavano opere d'arte, musei digitali che consentivano di vedere bellezze nascoste seduti comodamente in poltrona pensando agli Uffizi od al Museo Egizio di Torino. Ergo: se le cose vengono fatte con cautela non nuocciono. Aggiungo che se in quegli interminabili giorni di inattività forzata non ci fosse stato Internet moltissima gente non avrebbe retto. Forse avrebbero tentato di riaprire un libro cartaceo, altri avrebbero dipinto ed altri ancora tentato di fare contemplazione. Magari è stata una prova, un esperimento di passaggio ad un'evoluzione ulteriore di questa intelligenza digitale che ulteriormente entrerà a far parte delle nostre vite o chissà.
Il nuovo muro della differenza
Jamie McCarteney è il grande artista britannico riconosciuto in tutto il mondo per aver esposto la celebre scultura-istallazione intitolata La grande muraglia della vagina. Si tratta diuna serie di quattrocento calchi in gesso di ragazze che volontariamente si sono prestate all'esperimento artistico durato circa quattro anni. Pensiamo ad un polittico di dieci pannelli disposti su nove metri in cui i genitali femminili venivano a comporre un mosaico pluristratificato in cui il tema era lo stesso nella molteplicità delle risultanti: l'organo riproduttivo femminile isolato e depersonalizzato assume concettualmente una significazione profonda atta a destrutturare il suo principio funzionale atto alla riproduzione od a comportamenti fisiologici. La vagina ridotta ad oggetto viene così spersonalizzata e serializzata al punto di edificare una muraglia in cui centinaia e centinaia di vagine decantano l'ossessione verso il feticcio depotenziato. L'artista decanta questa critica alla sessualità feticistica in cui scompare il sentimento pur mantenendo inalterata l'attrazione verso l'oggetto del desiderio reso amorfo e plurimo, anonimo e ripetitivo, unico e multiforme.
Persiste in lui la dimensione critico-concettuale della società contemporanea già evidenziata in passato in una serie di collage fotografici basati su dinamiche sociopolitiche espresse successivamente in una serie di lavori scultorei come ad esempio la maschera mortuaria che riproduceva affettivamente il volto di suo padre.
L'amore per il dettaglio rientra nell'ordine delle cose per McCartney: ha già operato su questi aspetti intimi in cui la centralità del corpo umano risultava dominante. Pensiamo al ciclo Skin Deep fondato da una parte sul principio di bellezza dall'altra quello di sensualità ed erotismo oppure ai celebri Messaggi in bottiglie sino alle significative sperimentazioni delle Scultografie.
Eppure l'apparente stravaganza di alcune opere come questa muraglia improbabile nasconde la melanconica preoccupazione dell'uomo moderno di essere solo, distante dalle cose, abbandonato da una società fondata sul denaro. Il muro ossessivo di organi sessuali che attraggono eroticamente la fantasia riproduttiva diviene abbondanza malata di una realtà che esagera in tutte le cose: la sovrabbondanza e la facilità di scambio distruggono l'identità del singolo riducendolo a COSA.
In questo senso risiede l'angoscia contemporanea. La coazione a ripetere ed a possedere tutto distanzia dall'unicità e dalla magia dell'istante eterno. La massificazione è il risultato del progresso atto alla mercificazione del corpo umano trasformandolo progressivamente in oggetto oramai deprivato di qualunque valore morale.
