Sesta Uscita

01.07.2021

GREAT RESET durante la Pandemia

ROBOT. La Nuova frontiera oltre l'umano

Trasformazioni tecnologiche e digitalizzazione globale

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Baku (Azerbaijan)

HEYDAR ALIEYEV CENTER. Dal Genio di ZAHA HadiD

Ci ha lasciati il 31 marzo del 2016 Zaha Hadid, la grande architetta e designer irachena naturalizzata britannica e vincitrice nel 2004 del Premio Pritzker e nel 2010 del Premio Stirling: ha lavorato nel mondo dell'architettura seguitando la corrente decostruttivista che ha approfondito con i suoi allievi nel corso delle lezioni universitarie come alla Harvard Graduate School of Design od all'University of Illinois di Chicago sino a collaborazioni con Lacoste ed ancora con Chanel e Karl Lagerfeld.

Ci ha lasciati il 31 marzo del 2016 Zaha Hadid, la grande architetta e designer irachena naturalizzata britannica e vincitrice nel 2004 del Premio Pritzker e nel 2010 del Premio Stirling: ha lavorato nel mondo dell'architettura seguitando la corrente decostruttivista che ha approfondito con i suoi allievi nel corso delle lezioni universitarie come alla Harvard Graduate School of Design od all'University of Illinois di Chicago sino a collaborazioni con Lacoste ed ancora con Chanel e Karl Lagerfeld.

Da qui sono numerosi gli interventi nel mondo dell'architettura sino all'apertura nel 2012 del centro culturale Heydar Aliyev che prende il nome dal presidente: sappiamo che è costituito da un auditorium, una biblioteca ed un museo.

Una forma fluida che riprende la curva del paesaggio attraverso un disegno leggero ma incisivo, una configurazione dinamica, costante e continua. Sembra una costruzione aliena, avveniristica ed inconsueta conciliando l'armonia del paesaggio circostante con l'equilibrio interno degli ambienti sino ad un presupposto osmotico, curvilineo e pulito. Quasi una nuvola precipitata in terra.

ROMA.

Sala Dalì - Istituto Cervantes

GOYA Fisionomista

Durerà fino al 18 settembre 2021 la mostra dedicata a Goya il cui sottotitolo è Il volto dell'opera grafica di Goya poiché include 38 incisioni facenti parte delle tre serie (Los Caprichos, Los Disparates e Los Desastres) in cui assistiamo all'interesse che il maestro spagnolo aveva per la fisionomia osservando in Italia le stampe di Giovanni Battista della Porta basate sulle malattie mentali ed alle pseudoscienze che spingevano i volti all'animalità sino poi a compararli con gli studi di Le Brun e di Moreau de la Sarthe. 

L'aspetto animale, patologico e degradato stimolano l'osservatore verso lo studio di ciò che apparentemente potrebbe risultare brutto e che invece stimolano l'attenzione dell'osservatore verso il diverso. In questo modo arte e scienza si confrontano attraverso uno dei più grandi maestri dell'arte moderna. 


Museo del Novecento di Milano
Mario SIRONI

E' passato circa un secolo dalla prima esposizione di Mario Sironi: di origini sarde l'artista si trasferì a Roma dove ebbe contatti con Boccioni, con Severini e Balla spaziando così tra i gruppi divisionisti. Connotazioni che lo spinsero dapprima ad affiancarsi al futurismo nel concetto di spazio-volume sino al colore; poi durante la guerra si concentrò sui paesaggi e vedute periferiche che lo portarono nella direzione di Carrà e de Chirico creando il gruppo Novecento per poi spaziare dalla metafisica ai murales degli anni '30 mosso da idee libertarie e comunitarie. La sua militanza nel partito fascista fu ragione di esclusione dalla vita intellettuale dopo la guerra: il suicidio della figlia sarà l'ultimo tassello di questa vita travagliata che ridimensionarono il suo anelito alla grandezza in opere di piccolo formato dedite a qualcosa di effimero ed esistenzialista.

La mostra prenderà il via il 23 luglio e si protrarrà sino al 31 marzo 2022 salvo ristrettezze successive.

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Libri d'Arte

PENTADE Sacra

Il Critico d'Arte Andrea Domenico Taricco

presenta cinque libri di storia e critica d'arte.

Durante l'annata Covid ho avuto molto tempo a disposizione: attività chiusa senza alcun tipo di remunerazione e come me centinaia se non migliaia di lavoratori che per il Great Reset Globale sono stai messi da parte.

Eppure non mi sono scoraggiato. Ho colto questa separazione dal mondo, questa quarantena forzata, questo coprifuoco sconsiderato, questo distanziamento con mascherina, eccesso di igiene ed isolamento nelle nostre rispettive dimore come l'occasione per riflettere sull'arte, sul lavoro critico svolto in questo decennio attraverso l'ausilio di due spazi espositivi e sul Sistema Arte assolutamente vacillante.

Caratteri generali che mi hanno spinto a creare questa Pentade sacra: cinque libri costituiti da circa quattrocento pagine ciascuno per un totale di duemila pagine:Asherah. Il Libro della Natura è il primo della serie e descrive il complesso Sistema Arte spaziando dalla dimensione storico-scientifica sino alle concezioni teoriche che definiscono l'arte contemporanea. EIDOS. Il Secondo Libro della Natura prosegue in questo percorso definendo gli artisti contemporanei seguitando una connotazione filosofica in cui sono tracciate le concezioni estetiche attuali stabilendo i possibili scenari storici.

Taurasia (La città degli dei). Il Terzo Libro della Natura affronta la visione teologica dell'arte sino ad approdare alla specificità delle tre sorelle (Architettura, Scultura, Pittura).

AION (Il Tetramorfo). Il Quarto Libro della Natura stabilisce il quarto pilastro strutturale di questo lungo excursus analitico entrando nella contemplazione mitica e nei caratteri descrittivi dell'arte d'ogni tempo.

Hygieia (La Morte dell'Arte). Il Quinto Libro della Natura infine penetra la mistica dell'arte affrontando le vie esoteriche, alchemiche e magiche in cui i dati precedenti prendono finalmente forma in questo percorso iniziatico.

L'analisi di questo lungo percorso spazia dalla riformulazione dei tradizionali connotati storici stabilendo lo scorrere inevitabile del tempo e della riconsiderazione delle epoche che sintetizzano l'era degli dei dall'era degli uomini all'ultima era della natura in cui l'arte esaurisce i propri costrutti sino ad implodere ed a soccombere.

Secondo la legge della conservazione della materia Antoine Lavoisier dimostrò che proprio in natura tutto divenisse in maniera perpetua giungendo al celebre postulato: "Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma". Ebbene dalla materia allo spirito, dalle idee alla creazione artistica seguendo i corsi e ricorsi della storia. L'arte figlia di questo tempo travagliato è giunta ad un punto di rottura. Muore e risorge seguendo i nuovi codici espressivi.

La trasformazione artistica determina la morte dell'arte: si compie l'era della natura in cui il Covid, l'anno 0 oppure Great Reset spinge al lungo Ciclo Oscuro ove le forme tradizionali saranno superate in nome della Nuova Modernità

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EFFETTISMO. Corrente di pittura contemporanea

Breve presentazione del testo della dott.ssa Fragale

Arte, zen e natura: contemplazione ed equilibrio

"Stone Balancing"

Si chiama Stone Balancing la nuova tendenza diffusa un po' ovunque a metà strada tra performance artistica e Land Art.

Si sviluppa attraverso il semplice gesto dello scegliere pietre e di posizionarle l'una sull'altra mediante la pazienza, la concentrazione al limite della contemplazione.

Più che una disciplina fisica sembra una predisposizione mentale, psicologica dettata dalla pazienza e dalla sensibilità individuale e Balancer sono chiamati coloro che praticano questa nuova forma di espressione. Possiamo in questo modo distinguere diverse attitudini all'equilibrio stesso: dal free style in cui l'equilibrio counter stabilisce libertà espressiva utilizzando anche archi al Stacking balance in cui vediamo rocce ammassate l'una sull'altra sfidandosi all'altezza.

In questo breve testo di storia dell'arte Effettismo. Corrente di pittura contemporanea c'è tanto: dal vitalismo di un moderno linguaggio artistico ideato dal dott. Franco Fragale negli ultimi decenni del secolo scorso sino alla dedizione di sua figlia, la dott.ssa Francesca Romana Fragale che ho avuto la fortuna di conoscere durante la terribile pandemia; da una connotazione percettiva che spinge l'artista attraverso il ritorno alla tecnica al desiderio di far riscoprire in chi vede l'emozione pura come ponte tra la tradizione e l'innovazione. Dalle lunghe conversazioni telefoniche con la dott.ssa Fragale ho dedotto una profonda sensibilità, un gusto sottile, una prontezza intellettuale capaci di trasformare le teorie paterne in una corrente vera e propria. Insomma: gli elementi per questa nuova formulazione estetica sono stati assemblati per resistere nel tempo e sono fiero di essere stato nominato in qualità di critico d'arte come Effettista Emerito e di essere citato nella Prefazione del Testo. 

Poi il Counter balance in cui abbiamo pietre più piccole ed infine il libero equilibrio delle pietre. A fianco un lavoro di Gabriele Meneguzzi che segue l'esempio dello Stacking balance ovvero nella sovrapposizione di pietre che si predispongono secondo un principio di verticalità.

Nel caso del lavoro di Carlo Pietrorossi ci offre un esempio di puro bilanciamento ed equilibrio. Come abbiamo definito si tratta di una disciplina mentale che sfida la gravità e che si relaziona con l'ambiente circostante, con la natura e l'energia: pratica Zen che spinge il soggetto a meditare, a pazientare, a lasciar correre le cose superando le barriere del tempo.

In questo flusso costante l'energia stessa spinge ad un effetto di rilassatezza entrando in armonia con le cose e con sé stessi: dalla selezione della pietra alla valutazione del luogo al posizionamento che dovrà richiedere tutto il tempo necessario.

Bilanciare i pesi, i volumi e le strutture polimorfiche significa spersonalizzarsi e comprendere in termini tattili la diversità sino ad integrarla con il tutto: non è arte ma meta-arte, calma, meditazione

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La Vetrina

Giovanna Grimolizzi: Composizione (2015)

La VETRINA di questo numero descriviamo un'artista torinese che abbiamo avuto modo di conoscere in una mostra personale realizzata a Pescara nel 2015/16: si tratta di Giovanna Grimolizzi. L'opera in questione si intitola Composizione (Difficoltà). Fa parte della collezione 2015/2016 a tecnica FIAO (ovvero ferro, inox, acciaio ed oro). La scomparsa del colore e la trasposizione assemblativa di oggetti d'altro uso consentono all'artista piemontese di adempiere ad una funzione post-concettuale che nella mia teoria artistica ho definito terza maniera chip della Cyber Art in cui la dimensione bio-karmico-meccanica spinge l'automatismo creativo a conseguenze metaspirituali e genetiche.

L'ausilio di tecniche ultrartistiche che evolvono la ricerca creativa oltre la visione tradizionale delle tecniche pittoriche spingono la nostra attenzione verso artisti che rinnovano il linguaggio dell'arte superando i concetti tradizionali ed apportando nuove formulazioni linguistiche a metà strada tra tecnologia, ready-made, object trouvé e collage.

Questo gruppo di Cyber artisti vengono inseriti nel racconto fanta-artistico che avverà durante il prossimo passaggio dell'asteroide 99942 Apophis: secondo questo presupposto narrativo verrebbe costruito lo spazio RC3 meglio progettato dal sottoscritto come Seraféo: siamo lieti di esporre su RC3 i suoi lavori: https://rc3.jimdosite.com

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LIVING THEATRE

Ai tempi dell'Università ho conosciuto sui libri questa compagnia teatrale fondata a New York esattamente nel 1947 da Julian Beck e Judith Malina in un piccolo appartamento consentendo al pubblico si assistere alle performance direttamente sul pianerottolo del palazzo. La loro determinazione e capacità di riadattare i testi letterari e teatrali consentirono al gruppo di crescere e di portare in giro per il mondo i loro spettacoli.

La loro era un'avanguardia di protesta che tra gli anni'50 e '60 li vide impegnati sulla struttura del linguaggio e della performance sino poi a mutare il Teatro di Poesia in Teatro di Contestazione, nella Crudeltà ed in quella forma di Teatro nel Teatro. I codici di spersonalizzazione, di protesta e di fisicità furono il loro biglietto da visita: oltre ad opere teatrali come Antigone sino al Paradise Now mi hanno colpito particolarmente Frankenstein in cui i tre atti stabilivano il mostro della contemporaneità su impalcature che vedevano una struttura elevata verticalmente finalizzata però a risvegliare il pubblico pagante: colpisce il fatto che proprio il pubblico entrasse in platea a spettacolo iniziato mentre gli attori già in scena tentavano di far lievitare la sacerdotessa. L'inevitabile fallimento spingeva a torture, soprusi e violenza sino alla creazione del mostro poliforme che poi veniva visitato all'interno della sua mente. Il corpo del I atto diveniva la mente del II sino poi alla liberazione finale che si proiettava orizzontalmente verso il pubblico oramai coinvolto esplicitamente al rito iniziatico di risveglio collettivo. Il volo, la libertà e la caduta.

Pensiamo poi ad un film che vidi The Brig in cui Malina chiese agli attori di sottoporsi realmente alle vessazioni ed ai maltrattamenti ravvisabili nella pellicola trasformando così i membri della compagnia in veri prigionieri soggetti alla sofferenza mentre i gendarmi e le gabbie chiudono le vie della libertà.

Il Living Theatre ha sempre lavorato in questa direzione polemica nei confronti delle civiltà totalitarie: l'arte doveva iniziare, svegliare, far ragionare il pubblico chiamato direttamente in causa per comprendere il valore della vita, della sofferenza e della schiavitù dalla quale era possibile esimersi attraverso l'amore, il sesso, la vita stessa. Nel 1985 muore Julian Beck mentre nel 2015 si è spenta Judith Malina.

Questo modo di intendere l'arte del teatro, della protesta intellettuale, fisica e performativa resterà indelebile in tutti i testi di storia del teatro: chissà quando le nuove generazioni avranno il coraggio di proseguire in questo tipo di ricerca. I tempi sono duri e la capacità critica sembra essersi momentaneamente assopita: forse è questione di tempo e dobbiamo intendere questo momento come pausa riflessiva. 

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Riflessi pandemico-globali sul mondo dell'arte e della cultura

ROBOT: la digitalizzazione perpetua

IL Meccano

Ci risiamo! Continua l'avanzata tecnologica definita Great Reset che ha lo scopo di inculcare nei soggetti il desiderio di progredire essendo connessi magari rinchiusi volontariamente nei propri alloggi lavorando in smart working e dipendendo dai social e dalla rete. Il programma di digitalizzazione, di inclusione sociale e di transizione ecologica ha sicuramente in superficie fini nobili ed elevati per migliorare lo stile di vita delle persone eppure in profondità c'è il rischio di rendere la civiltà più artificiale e meno umana, più tecnologico-dipendente e meno autentica, carnale, viva.

Forse parlo da adulto nato nella seconda metà del secolo scorso quando finiva la guerra in Vietnam e da persona abituata a fare, toccare, scrivere, a guardarsi negli occhi: nessuna resistenza al nuovo, anzi ben venga. Eppure lo spropositato utilizzo delle macchine potrebbe innescare un meccanismo autodistruttivo fuori dal tempo e dal controllo umano.

Sappiamo infatti che la propaganda nei confronti dell'Intelligenza Artificiale, delle Nanotecnologie, della Biogenetica e della Robotizzazione fanno parte di un programma avanzato che entro breve controllerà le nostre società: in questo non vedo nulla di male perché interagire in un mondo pulito, rinnovato, tecnologico ridurrebbe gli abusi, le ingiustizie, lo sperpero; l'altra faccia della medaglia invece potrebbe essere il controllo di multinazionali e della grande finanza sui popoli rovesciando le identità nazionali, le tradizioni, la sessualità che in nome di qualcosa di più grande annullerebbe la tradizione.

La tradizione è cultura e se gli algoritmi dovessero modificare passo dopo passo la cultura da cui proveniamo entro qualche decennio cancellerebbero qualsivoglia memoria considerata obsoleta e si appiattirebbe il senso critico delle masse. In altre parole si genererebbe un pensiero unico, codificato, controllato dalle macchine e dai massimi sistemi che agirebbero sull'uomo in base a ricerche di mercato, di vendita di prodotti e di tendenze esponenziali mosse dai follower e dai like.

La pandemia ha rappresentato sicuramente l'opportunità di interagire su questa materia complessa: le singole nazioni facenti parte dello Spazio Schengen, del Patto Atlantico e Globalista si sono mosse univocamente in questa direzione appiattendo, mondializzando ed omologando le differenze: certo che il made in Italy ne risentirà! Andremo a ristorante ad ordinare vermi e ripeteremo che la cucina mediterranea sia piena di grassi (come sostengono gran parte dei Nutri-Score dell'U.E.) e finiremo col fare la spesa coi droni e farci trasportare da elitaxi a risparmio energetico: fantascienza o realtà? Per il MUDEC è già realtà.

Fino al 1 agosto nel museo milanese si svolgerà una mostra dedicata a tutto questo: si intitola Robot. The human project in cui viene narrato il percorso robotico dagli antenati sino a nuove frontiere come i Cobot ( forme robotiche cariche di sentimento) alle neuroscienze ed alla bionica. Sin dai greci esisteva questa fascinazione per la meccanizzazione e l'idea di creare un Frankenstein ha stimolato poeti, artisti, geni.

In questo percorso collaborano istituti di ricerca e maestranze come l'IIT di Genova, l'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed altri centri di ricerca con lo scopo di mostrare al pubblico dove siamo arrivati. Resto quel ragazzino che davanti al televisore si riempiva la testa di Goldrake, di Jeeg Robot e Mazinga, non oltre: quando le masse umane lasciarono le campagne per trovare rifugio nelle città trasformarono i contadini in operai; quando le macchine prenderanno il posto degli umani trasformeranno gli operai in operatori e questi saranno talmente burocratizzati da essere ridotti al clientelismo digitale. Il futuro è già iniziato.

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Accadde davvero
Il furto del
secolo
Il Tour della Monna Lisa

La GIOCONDA

Poco più di un secolo fa ed esattamente il 21 agosto 1911 è stato rubato il celebre dipinto su tavola di Leonardo da Vinci.

L'artefice di questo celebre furto fu Vincenzo Peruggia il quale era convinto che l'opera appartenesse di diritto all'Italia: riuscì a prendere l'opera, ad infilarla sotto il cappotto uscendo indisturbato dal Louvre.

La tenne con sé più di ventotto mesi riportandola in Italia sulle rive del lago Maggiore sino ad esporla sopra il tavolo della cucina.

Sappiamo che l'imbianchino Peruggia stava svolgendo lavori di manutenzione al Louvre e nello specifico stava partecipando ai lavori della teca del celebre dipinto: la sera prima del furto organizzò una serata in un caffè francese con i suoi amici italiani sino a farsi fare una multa per schiamazzi notturni. L'indomani si diresse verso il reparto del Salon Carré e staccando l'opera dal muro andò via; conoscendo le abitudini del personale passò indisturbato sotto gli occhi di tutti.

Giunto a casa nascose la refurtiva sotto il tavolo e si rimise al letto dicendo al cugino con cui condivideva la casa di non essersi mai allontanato di casa. Dopo diverse ore tornò al Louvre mentre agenti della polizia e personale impazziva per il furto del secolo. Nessuno comprendeva cosa fosse realmente accaduto. 

Ricaddero i sospetti verso figure celebri: da Guillaume Apollinaire che aveva precedentemente esposto le sue tesi contro l'arte del passato secondo cui avrebbe distrutto tutte le opere dei musei per dare spazio all'arte nuova; Simili sospetti ricaddero anche su altre personalità costringendo il suo amico Pablo Picasso a rinnegare dell'amicizia con Apollinaire per evitare di essere implicato nel furto sino a Gabriele d'Annunzio che dichiarava (per avere la stampa alle calcagna) di possedere lui l'opera scomparsa.

Diverso tempo dopo Peruggia si recò a Firenze dall'antiquario Alfredo Geri che presentatosi in albergo con il direttore degli Uffizi Giovanni Poggi prese il dipinto per analizzarlo e verificarne l'autenticità: fu arretato il Peruggia ed il 5 giugno 1913 innanzi alla stampa internazionale fu giudicato colpevole ed incapace di intendere e volere secondo un verdetto che ne dichiarava l'infermità mentale.

Poco più di un anno dopo fu scarcerato mentre l'opera prima di tornare in Francia fece un tour in Italia: dagli Uffizi a Palazzo Farnese a Roma e poi ancora alla Galleria Borghese sino poi a tornare a Parigi.

Quando Peruggia uscì dal carcere il 31 luglio 1914 dichiarò che voleva restituire l'opera agli italiani. Partecipò alla guerra in cui a Caporetto fu catturato dagli austriaci e dopo la guerra tornò in Francia dove si sposò ed ebbe tre figli.

Matteo Rovere è il regista de Il primo re nel 2019 che nel 2020 si è aggiudicato il David di Donatello per il miglior autore della fotografia.

Controversa storia dei due fratelli (Romolo e Remo) immersi nel Latius Vetus del 753 a.C. che ribellatisi ai carcerieri sabini combattono per la loro sopravvivenza sino a comprendere l'importanza della forza e del controllo.

Remo diviene immagine di forza e virilità anche se l'oracolo gli preannuncia che uno dei fratelli dovrà essere sacrificato: a questo punto la storia diventa controversa perché Romolo prende coscienza di sé e si opporrà alla violenza del fratello sino allo scontro finale che vedrà il potente Remo perire.

E' a questo punto che Romolo ancora sporco del sangue di suo fratello, sulle sponde del Tevere in cui arde il suo corpo giura di edificare sulle sue spoglie la città più potente di ogni tempo: l'impeto, la forza, la spietatezza divengono elementi preponderanti attraverso cui si manifesta la grandezza.

Nasce Roma!

Rovere riesce con l'ausilio del protolatino e dei sottotitoli a definire un piccolo Kolossal primitivo in cui la prepotenza e le barbarie definiscono quasi quel senso nostalgico verso qualcosa che deve ancora venire e che il cast ha saputo esprimere con la recitazione. 

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SPAGNA.

El Prado:

La ripresa del Prado (Madrid)

Nuovo modello di ripartenza

Origine della Via Lattea (1635) è un'opera di Pieter Paul Rubens che fa parte della collezione del Museo Nacional del Prado che torna ad essere esposta dopo la lunga chiusura.

Come definito dai dati dell'anno passato il calo dei visitatori dopo la lunga chiusura ha definito una crisi incredibile: Madrid però non si arrende e nella speranza di una buona sorte riapre le porte del Prado. Miguel Falomir, il direttore del museo madrileno specifica che il calendario è stato stabilito anche se non c'è un piano B in caso di nuove restrizioni.

Si pensi che nell'anno Covid ci sono stati più di 850mila visitatori. Si spera di recuperare lo smacco subito attraendo il pubblico giovane per rilanciare la cultura e la speranza di una ricrescita finanziaria: anche se sono previste nuove epidemie bisogna essere assolutamente ottimisti. Già da questa primavera la Spagna ha dato segnali di ripresa consentendo a tutti i Paesi di poter entrare senza obbligo di quarantena abolendo il coprifuoco ed aprendo nuovamente alla movida.

Scelta interessante utilizzata come esempio di una nazione che desideri davvero ripartire riaprendo quanto era stato chiuso nei mesi della quarantena: lo sforzo della riapertura consiste proprio nel desiderio di ridare aria a quelle attività che di più hanno sofferto.

Non si possono fare previsioni ma solo confidare nella buona sorte. L'arte ed il mondo dello spettacolo sono quelle categorie che di più sono state sacrificate e la Spagna ha deciso di puntare in questa direzione.

Se l'esperimento ispanico dovesse funzionare potremmo iniziare a supporre che l'incubo pandemico sia alle nostre spalle? 

BATTIATO:

Ci lascia il grande maestro visionario

della musica italiana

Franco Battiato ci ha lasciati all'età di settantasei anni in seguito ad una malattia che si portava dentro e che nell'ultimo periodo lo aveva costretto a cancellare diversi eventi musicali.

Era un artista complesso e ricercava tra i suoni e le dimensioni alternative spazi sacri di un universo mistico: ha spaziato dalla musica pop a quella elettronica da quella etnica sino al rock progressivo ed all'opera lirica.

Ricordo quando venne a Torino nel 2005 a presentare il suo secondo film Musikanten i cui descrisse gli ultimi quattro anni di vita del maestro Ludwig van Beethoven tra l'altro interpretato da uin altro mostro sacro come Alejandro Jodorowsky. Durante la presentazione affermò che l'arte non avesse barriere e che noi fossimo creature elette capaci di trasformare le vibrazioni della natura in qualcosa di elevato trovando così l'ispirazione per riprodurre l'eternità delle cose.

Il suo senso di profondità intellettuale e spirituale ci rimarrà impressa attraverso il senso avanguardistico dei suoi capolavori musicali e dai testi delle sue canzoni in cui ricercherà: un centro di gravità permanente in cui la cura della conoscenza di sé spingerà perennemente l'uomo ad essere migliore: sei un essere speciale ed io avrò cura di te.

Che dire: un altro grande maestro della tradizione novecentesca ha attraversato questa dimensione ed ora naviga perennemente nel cosmo: "...mi sento mezzo di comunicazione tra chi crede e chi non crede:.."

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Tendenze. Alta Moda

Moda & Lockdown

Una delle ultime tendenze nel campo della moda è andata in voga negli Stati Uniti nei duri mesi della Quarantena, ovvero quella di affittare capi della moda spingendo anche la public company britannica Moss Box a mettere in rete abiti vendendo così grossi marchi come Hugo Boss, French Connection, etc. Questa tendenza al noleggio ed alla rivendita di beni di lusso è determinata da nuovi modelli di business che stanno invadendo l'Europa: pensiamo che il settore tessile dell'abbigliamento sia in crisi e che il desiderio di smuovere i fili sottili del mercato sia un'idea ghiotta per chi vede decadere gli importi.

Dopo più di un anno tra chiusure forzate e possibili scenari pandemici la moda da una parte sceglie di aprire le frontiere al noleggio telematico, dall'altro a generare passarelle digitali in cui la filiera espositiva dei grandi brand non dovrebbe arrestarsi come altri contenitori assolutamente redditizi. La trasformazione digitale sembra l'unico aspetto positivo per questo settore in cui sarti, tecnici, modelle/i e l'intera industria tessile rientrano nel Pil nazionale, soprattutto in Italia che da questa pandemia rischia di non venirne fuori. 

 Arte del Fumetto

Corto Maltese


Nel 1967 nel pieno della contestazione giovanile Hugo Pratt inventa Corto Maltese in una serie che uscì tra l'Italia e la Francia. Questo marinaio dal passato ambiguo diventa nel corso del tempo pirata e gira in tutto il mondo a metà strada tra la legalità ed il mondo sommerso: attraverso questo personaggio Pratt indaga la storia del primo ventennio del secolo scorso in cui il senso di giustizia e comprensione spingono il protagonista a schierarsi sempre dalla parte dei deboli, dei bisognosi seguendo un atteggiamento critico nei confronti di una società ingiusta e governata dall'avidità di pochi sulle masse.

Su questi postulati lo stesso Pratt dichiarò nel 1973 che desiderava un personaggio mediterraneo in un contesto anglosassone poiché desiderava una dimensione misteriosa, carica di rimandi leggendari e favolistici: optò così per un personaggio nato a Malta figlio di una prostituta di Gibilterra e di un marinaio inglese che proveniva dalla Cornovaglia.

Il personaggio è respingente: dapprima mostra un egocentrismo fuorviante determinato anche dai modi e dall'ironia pungente; poi via via mostra il suo lato tenero cercando di aiutare gli altri a prescindere da tutto o da qualcosa in cambio.

In altre parole si schiera dalla parte dei bisognosi trasformando la ricerca di ricchezze, sinonimo di avidità e spregiudicatezza sino a ritrovare il suo senso di umanità, altruismo e sentimento.

Forse il suo aspetto bizzarro, austero munito di ironia sprezzante e piratesca lo trasformano da antieroe a difensore dei deboli: si nasconde cioè dietro questa parvenza di pericolosità per ristabilire l'ordine in un mondo malato. Viene quasi da pensare che la sua scelta di vivere come un pirata sia determinata dal fatto di distaccarsi dalle apparenze della vita borghese, dai finti modi del perbenismo occidentale dietro la cui facciata si nascondono i mostri della corruzione e del male spudorato per ribellarsi ad essa e combatterla occultamente e senza gloria.

Il suo fine dunque è sembrare cattivo ma operare per il bene, dietro le quinte, al margine della società. La sua sicurezza, la sua autonomia, la sua piena manifestazione anarchica (come vediamo espressa dall'orecchino quale simbolo di appartenenza alla marina mercantile) lo codificano a figura emarginata che vive nell'ombra ed in contrasto all'ordine sociale e questo stile di vita gli da la possibilità di osservare, di conoscere gli intrighi che si muovono dietro le cose: non fa parte della nostra società, non vive sui continenti ma li attraversa perché non ha una reale nazione di appartenenza e si rapporta ad altri personaggi marginali come Rasputin suo compagno di avventure di cui si conosce poco, la sacerdotessa di Bahia Bocca Dorata, il vecchio professor Jeremiah Steiner e Cush il guerriero dancalo. Non ha patria ma la volontà di essere semplicemente un uomo. 

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Aste da capogiro:

Ci mancava davvero poco!

Caravaggio trattenuto in un caveau spagnolo

Continua la nostra attenzione per il mondo delle aste e dell'ipermercato di opere senza tempo che vengono vendute a prezzi paurosi e trattati come merce. Questa volta si tratta addirittura di un'opera di Caravaggio ed esattamente di un Ecce Homo che era stata attribuita a un pittore minore e che stava per essere venduta all'asta per soli 1500 euro (attribuendola esattamente a Josè de Ribeira). Ci è mancato poco).

Proprio affianco alla sede spagnola di Sotheby's c'è la casa d'aste Ansorena che si occupa di antichità e che all'asta di primavera tra santi ed aristocratici stava per svendere un capolavoro inestimabile al professore di storia dell'arte Antonello Di Pinto che analizzando il catalogo ha iniziato a sospettare che si trattasse dell'opera scomparsa del maestro italiano: sappiamo che il dipinto fu commissionato da Monsignor Massimi nel 1628 a tre pittori ovvero a Passignano smarrita, al Cigoli che fu scelta dall'ecclesiastico ed al Caravaggio che finì in Spagna per essere così intercettata e prelevata dalla casa d'aste per essere chiusa nel forziere caveau ad un valore che supererebbe i cento milioni di euro. Lo stesso professor Sgarbi che ha approvato l'intuizione dello studioso si è mosso per far tornare il capolavoro caravaggesco in Italia ma le possibilità sono pressoché inesistenti perché il governo spagnolo sicuramente rivendicherà l'appartenenza del dipinto alla Spagna. Ancora la studiosa Maria Cristina Terzaghi ne ha definito l'autenticità.

Non è la prima volta che i capolavori caravaggeschi si ritrovino dall'altra parte del mondo: Maddalena in estasi nelle mani di collezionisti così come de La cattura di Cristo nella chiesa di Sant'Ignaziodi Dublino ed in questo gioco di ritrovamenti resta il dubbio per il Salvator Mundi attribuito al maestro lombardo e venduto all'asta per oltre 450 milioni di dollari.

Il pittore maledetto continua a far parlare di sé! 

Cancel Culture

Nuove frontiere di fatto

Dagli Stati Uniti arriva anche da noi il concetto del Cancel Culture ovvero della cultura di cancellazione sino ai presupposti del politicamente corretto: con questo gergo intendiamo ad esempio il bacio non consensuale di Biancaneve mentre è assopita nel sonno ed il Principe la sveglia per giungere ad esempio alla libertà di linguaggio ed alle polemiche nei confronti di comici televisivi in riferimento a loro battute nei confronti di persone di colore così come verso i gay. Secondo questi presupposti è giusto ritirare dal mercato libri scorretti, frasi possibilmente offensive sui social sino alla complessa scelta di aziende che sono state costrette a fare delle scelte per non andare in controtendenza alla volontà dei propri clienti?

Discorso complesso quanto contorto: credo che la libertà di espressione sia un diritto e che il politicamente corretto rappresenti (se in eccesso) una scusante per giungere alla cultura di cancellazione, ovvero alla censura nei confronti delle idee, del linguaggio e dei costumi. Dai media all'intrattenimento, di libri alla libera espressione è giusto che l'educazione ed il rispetto della diversità siano alla base dell'etica e del comportamento di tutti eppure ciò non dovrebbe interferire con la libertà di espressione altrimenti decadremmo nell'oscurantismo intellettuale e questo ovviamente non c'entra con gli orientamenti politici o ideologici.

Ripeto: dobbiamo partire dalla consapevolezza che la diversità sia una risorsa e che in un sistema democratico la maggioranza resti in armonia con le minoranze discutendo, litigando ed a volte alzando i toni per l'unico scopo che è la dialettica e la crescita complessiva attraverso il confronto/scontro.

Eppure si parte dal politicamente corretto per decadere nella cultura di cancellazione di interi reparti della conoscenza che rischiano di essere messi all'indice: così avveniva nel medioevo dall'Inquisizione Ecclesiastica o nei totalitarismi nazi-comunisti.

Il problema diverrebbe mastodontico in futuro quando gli algoritmi super-intelligenti dovessero controllare qualunque tipo di informazione messa in rete e dato che questa diverrà l'unico strumento di comunicazione diverrebbe inequivocabilmente anche un sistema di controllo e di censura: coloro che per politiche corrette del loro tempo dovessero dire o scrivere soltanto cose algoritmicamente scomode sulle relative piattaforme digitali verrebbero temporaneamente cancellati, sospesi od eliminati definitivamente.

L'arte rappresenta ancora un contenitore attraverso cui potersi esprimere liberamente? In teoria sì ma a volte mi è capitato di veder postare un dipinto innocente che l'algoritmo ha censurato stabilendo che un nudo fosse troppo nudo e che sparisse dalle immagini condivise perché reputato scorretto. Staremo a vedere

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Jeff Koons ed il senso del Kitsch

Parlare dell'artista americano Koons significa esprimere il proprio concetto critico nei confronti del consumismo occidentale del kitsch oramai in voga in tutto ciò che è offerto dal bombardamento mediatico. L'ex di Cicciolina nonché erede di Andy Warhol nel senso dell'Iper -pop spinge più in là i limiti del discorso meta-artistico: pensiamo all'ausilio eccessivo della plastica, di oggetti gonfiabili, di pigmentazioni eccessive sino all'ausilio dei metalli, del marmo o della ceramica.

Il concetto di delicatezza, di fugacità e di inutilità spingono l'arte oltre il banale secondo un impatto critico-filosofico che gli consentono di mettere in discussione la super-cultura elevata esattamente con i mezzi di quella popolare sino alla svalutazione dell'oggetto denudato di ogni connotazione estetica. In altre parole Koons mette in discussione l'arte, il rito dell'esaltazione oggettuale e mercificata. La sua è un'operazione filosofica più che artistica in cui ricordando anche la tecnica del ready-made di Marcel Duchamp dichiara apertamente attraverso il Sistema Arte la crisi del Sistema Arte in cui il confine stesso tra cultura popolare e linguaggio artistico vengono definitivamente abbattuti in nome di una concettualità spropositata. Sappiamo che questo tipo di linguaggio Neo -Pop ha affascinato i collezionisti di tutto il mondo: ricordiamo che nel 2017 furono rubate due opere del maestro alla Biennale di Venezia: Koons non smette mai di stupire per la sua esuberanza energetica e la capacità innata di provocare la critica stessa. La sua critica della critica rivolta allo stravolgimento dei mercati ed alla preponderanza della pubblicità, dell'informazione e della mercificazione annullano il senso estetico del bello definendo nel kitsch l'unica possibilità oggettiva di una eventuale trasformazione del gusto contemporaneo.

Questo suo atteggiamento gli ha reso giustizia: Koons è considerato uno degli artisti più ricchi al mondo vendendo ed esponendo nei musei più prestigiosi al mondo con la prerogativa di difendere il diffondersi del cattivo gusto.

Il Periodico d'Arte. Via Genova 23 - 10126 TORINO
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