Decima Uscita

01.05.2022

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L'Uomo dei Dolori di Botticelli

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Mosca (RUSSIA)

Evolution Tower

TIZIANO: Dialoghi di Natura e di Amore



Alta circa 246 metri ed utilizzata per uffici la cosiddetta Torre Evoluzione è un grattacielo che fa parte del Moscow International Business Center di Mosca.

Nel 2011 sono iniziati i lavori per concludersi nel 2014: nata dal progetto di Alexander Chigirinsky ed Elena Baturina che decisero di edificare il più alto palazzo della città dapprima con lo scopo di offrire matrimoni e successivamente ad uso ufficio.

In ogni caso ecco proiettarsi verso il cielo questa torre spiraliforme realizzata da Karen Forbes e Philipp Nikandrov i quali decisero di creare qualcosa che richiamasse le forze contrapposte del bene e del male, del maschile e del femminile così come dello Yin e dello Yang affinché trovassero il loro equilibrio e la sintesi perfetta sino a stabilire il gioco di danza di una coppia di sposi.

Le revisioni del progetto decaduto degli sposi è rimasto solo nella struttura portante dell'edificio per divenire poi Evolution consentendo alla torre di crescere ulteriormente di sette livelli ed acquisire l'aspetto di una catena genetica del DNA e del progresso russo. Una curiosità riguarda i due archi asimmetrici che uniscono le due facciate opposte che sono stati realizzati proprio in Piemonte. Colpisce per la dinamicità e leggerezza determinata dall'impiego del vetro che ne ha assicurato il riconoscimento di premi. 

Dal 15 luglio al 18 settembre 2022 presso la Galleria Borghese a Roma grazie al prestito del Kunsthistorisches Museum di Vienna dell'opera Ninfa con pastore di Tiziano Vecellio che mette in relazione il rapporto allegorico tra amore espresso da una giovane Ninfa ed un pastore che la corteggia rievocando la bellezza della natura. L'opera realizzata ad olio nel 1570 dovrebbe essere un richiamo a Diana ed Endimione donata a Massimiliano II e che avrebbe subito mutilazioni su entrambi i lati. 

Ancora un Botticelli all'Asta

SOTHEBY'S

L'Uomo dei Dolori

Qualche mese fa ed esattamente a gennaio al Sotheby's di New York è stato battuta all'asta l'opera del maestro fiorentino per un valore di quaranta milioni di dollari.

L'opera faceva parte della collezione privata di Adelaide Kemble Sartoris celebre cantante inglese dell'800 e da allora passò nella mani della tris-nipote che la vendette per circa diecimila sterline negli anni '60 sino poi agli attuali proprietari che lo hanno messo in vendita.

Interessante la presentazione frontale del Cristo appena risorto di cui è visibile il torso e le mani incrociate per indicare al pubblico di ogni epoca il sacrificio del figlio di Dio.

Si tratta però di una divinità umanizzata in quanto è ravvisabile la sofferenza dell'espressione del volto e del corpo dando così all'uomo-dio un carattere materiale, concreto, reale. Dello stesso artista un anno fa è stato battuto all'asta un altro capolavoro Giovane che tiene in mano un tondello per una cifra di oltre novantadue milioni di dollariconsiderata l'opera più cara mai venduta in un'asta.

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Pablo Picasso. Guernica

Considerato il capolavoro di Picasso fu realizzato in pochi mesi per esporlo al Padiglione spagnolo dell'Esposizione Universale di Parigi.

Sappiamo in particolare che il 26 aprile 1937 le forze nazi-fasciste attaccarono la Spagna per appoggiare i franchisti ed in particolar modo bombardarono spietatamente Guernica, la città basca che fu rasa al suolo.

Mentre i disastri della storia si ritorcevano come sempre sui più deboli Picasso al culmine della fama realizzò l'opera: aveva già ricevuto l'ingente somma di denaro per partecipare alla fiera; peccato però che non avesse toccato tela per mesi. Ad una settimana dai bombardamenti fu convinto ad accettare gli oltre ventisette metri quadri di tela da riempire con un soggetto che potesse ispirarlo.

Secondo una visione stava già rappresentando la morte del torero quando la notizia della strage di Guernica lo spinse a reimpostare il soggetto già avviato: questa tesi proviene dal corrispondente di guerra inglese George Steer che in quei giorni si trovava là ed ebbe la fortuna di conoscere l'artista. 

Vide l'opera molto tempo prima del bombardamento; dopo il quale ci furono delle scelte cromatiche consecutive che ne avrebbero stabilita la grandezza per i posteri: sappiamo che al padiglione non fui accolta come sperato e l'interesse del pubblico fu piuttosto mite.

In ogni caso ha un codice di lettura che va da destra verso sinistra in cui possiamo ravvisare la madre con l'infante, l'asino ed il toro che porta al margine della sofferenza e del dolore.

In questo urlo disperato mentre le luci soffuse indicano la perdita della ragione ci riporta all'antro di una grotta sacra ove una sorta di vergine moderna tiene in braccio un figlio di Dio protetto da un asino e da un bue post-moderni: da qui osserviamo ancora l'urlo della donna disperata così come l'altra figura femminile in procinto di alzare il braccio mentre in basso la figura di un cadavere.

I colori limitati indicano la violenza e la drammaticità della scena in cui la lacerazione del toro - nazione (Spagna) definisce la realizzazione di un sacrificio contemporaneo voluto dalla forze occidentali verso un popolo libero ed autonomo.

Il dramma di Guernica non avrebbe fermato quello nucleare voluto dagli americani nei confronti del popolo giapponese: la storia dovrebbe insegnare respingendo la remota possibilità di compiere gli stessi errori.

L'artista ispanico ha in questo modo generato Il Giudizio Universale della contemporaneità in cui non esistono divinità ma mostri sofferenti che devono essere sacrificati in nome della giustizia.

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E' del 2019 il Pinocchio di Matteo Garrone che rispettando il romanzo di Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio si è aggiudicato nel 2020 quindici candidature al David di Donatello.

La trama noi tutti la conosciamo già: dal povero Geppetto che decide di fabbricare un burattino di legno procurandosi un pezzo di legno dal suo amico mastro Ciliegia; al burattino che dialoga con il Grillo Parlante sino a quando deve andare a scuola e vende il proprio Abecedario per vedere lo spettacolo di Mangiafuoco; a quando si trova a dover affrontare le angherie del Gatto e della Volpe che lo ingannano con la storia del Campo dei Miracoli sino al salvataggio della Fata Turchina; poi l'incontro con Lucignolo ed il viaggio verso il Paese dei Balocchi al momento in cui viene inghiottito da un Pesce-cane e ritrova Geppetto. Da questo momento sembra riconciliarsi al povero padre e questo lo farà diventare finalmente un bambino.

Indovinatissimo il cast se pensiamo a Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto; a Gigi Proietti in quello di Mangiafuoco, Rocco Papaleo nel Gatto e Massimo Ceccherini in quello della Volpe. Il giovanissimo Federico Ielapi svolge con cura il burattino e la splendida Marine Vacth in quello della Fata Turchina.

La fedeltà al romanzo come copione ideale della sceneggiatura ne eleva il senso della storia. Da un altro punto di vista possiamo invece affrontare alcune considerazioni: innanzitutto non dobbiamo confondere i burattini con le marionette. I burattini sono mossi dal basso con una mano che li guida dall'interno e si distinguono dalle marionette che invece vengono azionate da fili nella parte superiore: secondo queste premesse Pinocchio è sì un fantoccio di legno che però fa parte delle marionette e non dei burattini ai quali erroneamente viene attribuito. Altro aspetto è la dimensione esoterica che gira intorno al simbolismo del romanzo di Carlo Lorenzini ( in arte Carlo Collodi) il quale a stretto contatto con l'ambiente massonico definì un carattere mistico all'opera: sono presenti tutti i simboli della trasformazione partendo da come il profano diventi massone od il pezzo di legno diventi bambino definendo insomma il rito di passaggio: ecco emergere il cerchio Alchemico dei quattro personaggi principali come Geppetto, Pinocchio, Grillo Parlante e la Fata Turchina da cui dovremmo apprendere l'iniziazione che va dal demiurgo (Geppetto) al grande architetto (Fata) spaziando dai luoghi dell'imperfezione come nel Paese dei Balocchi o dai personaggi negativi. Sappiamo che Lorenzini nel 1848 fondò un periodico liberale Il Lampione "...per far nume a chi brancolava nelle tenebre" sapendo che nella prima versione Pinocchio morì impiccato ad una grande quercia. 

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La Vetrina

FRANCA   SACCHI:   Racconti dell'ES

La VETRINA affronta l'artista Franca Sacchi. Ebbi l'onore di accogliere nel mio vecchio spazio espositivo di Torino questa artista composita il cui figurativismo essenziale ha spinto le sue ricerche nell'ambito pittorico così come nell'universo musicale da cui proviene. Un universo totalmente Ibrido tra immediatezza esteriore e significazione profonda; in questo senso la sua propensione alla ricerca introspettiva fatta di sensazioni attraverso l'utilizzo di materiali preziosi come foglie d'oro così come la ricerca junghiana di archetipi mediante il richiamo a forme ataviche come l'albero rinviano sempre al riconoscimento dei lati nascosti dall'inconscio. L'esteriorità coincide con l'Io profondo. Connotazioni che la immettono direttamente nella Prima Maniera degli artisti Mutazionisti che nel racconto meta-artistico che avverrà durante il prossimo passaggio dell'asteroide 99942 Apophis faranno parte dello spazio virtuale RC3 meglio progettato come Seraféo: siamo lieti di esporre su RC3 i suoi lavori: https://rc3.jimdosite.com.

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Il Mistero Buffo: DARIO FO

Il grande drammaturgo oltre che regista e scrittore, comico ed attore sino a vincere nel 1997 il premio Nobel per la Letteratura. Noi lo conosciamo fondamentalmente per la satira politica che lo vedeva in prima linea divenendo tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante fornendo durante gli anni di piombo sostegno agli operai ed ai militanti delle lotte comuniste; eppure sappiamo che proprio con Franca Rame ed altri prestigiosi esponenti crea il gruppo teatrale Nuova Scena sino ad una vera e propria giullarata intitolata Mistero Buffo in cui generava linguaggi alternativi ed inesistenti che apparivano veri: ovvero il Grammelot.



Questa potente arma comunicativa dava all'improvvisazione la possibilità di superare i testi tornando proprio al Canovaccio tipico dell'esperienza italiana tradizionale della Commedia dell'Arte da cui lui partiva riportando in scena la totalità delle maschere senza maschera, degli attori senza attori poiché necessitava esclusivamente del suo volto (maschera) e della sua voce (attori). Un teatro totale centrato esclusivamente sull'istrionismo attorico e la capacità di stravolgere il copione. Rifacendosi al tipico linguaggio teatrale della Commedia dell'Arte aspirava così all'edificazione del Teatro della Narrazione ed in questo modo fondò La Comune per riportare alla dimensione del teatro di strada.

Dagli anni '70 Fo entrò nelle farse con Morte accidentale di un anarchico e da questo momento decollò anche nel mondo televisivo raggiungendo così la fama internazionale. 

Insignito così nel 1999 della laurea honoris causa in Inghilterra ebbe sempre la capacità di irridere, beffarsi mediante la satira e la commedia brillante dei grandi della politica del suo tempo utilizzando così l'arte del teatro quale palcoscenico ideale per dire ai padroni di questo paese le sue idee politiche. Muore a novant'anni nel 2016 per una crisi respiratoria e Franca Rame che nel '73 era stata violentata da un gruppo neofascista fu sempre al suo fianco sia professionalmente che sentimentalmente, nella lotta politica ed artistica.     

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Riflessi pandemico-globali sul mondo dell'arte e della cultura

Il Potere delle Immagini

La Fine di un'Epoca

Poco meno di tre quarti di secolo dalla nascita della Costituzione non è cambiato nulla, anzi è peggiorato. L'immenso patrimonio del nostro amato Paese è in svendita grazie a coloro che ne hanno compreso la fragilità: secondo questo principio sarà tutto perduto e messo in vendita facendo crollare il tessuto del lavoro che capitombolerà silenziosamente. Finiremo profughi per un'Europa che oggi ci presta denari e che domani li richiederà indietro con gli interessi. Sappiamo di non essere in grado di restituire il debito e l'inflazione, deflazione e la perdita di capitale sarà devastante: lo smantellamento dell'Italia sarà graduale e pezzo dopo pezzo tornerà al potere straniero esattamente come prima che la unificassimo.

Una sorta di contro-risorgimento insomma che vanificherà il sacrificio dei nostri padri fondatori. Entro breve capiremo l'errore che stiamo facendo ma sarà troppo tardi. La Costituzione sarà definitivamente piegata al volere dei pochi. Coloro che verranno dopo di noi comprenderanno i nostri limiti, le nostre paure e la incapacità di prendere coscienza. Solo le immagini, i video, la pittura potrà documentare quest'epoca di angoscia ed inazione: il potere delle immagini racconterà quanto ora le persone non hanno il coraggio di ammettere. Artisti di questo tempo per esser tali avete dunque l'arduo compito di raccontate lo scempio! Di dialogare non coi presenti ma con le generazioni venture affinché la storia della nostra fine non venga completamente obliata. Eppure al limite della sopportazione intellettuale mi domando:

"Dove siamo andati a finire? Abbiamo davvero concesso ad un manipolo di individui di condizionare le nostre vite? Siamo in balia di un'epidemia endemica?". Paura e odio. Paura e odio. Paura e odio. Questa la coazione a ripetere che come un mantra infernale nutre costantemente il cervello collettivo rendendolo sterile: televisione, media e giornali hanno bombardato ininterrottamente la gente ed essa un passo alla volta ha ripetuto tutto senza rendersene conto. Emulazione perpetua del bipede replicante. Crisi sanitaria che culminerà nel disastro economico. È colpa nostra, di noi tutti che lo abbiamo concesso. Intellettuali politici, scienziati. La conoscenza è caduta nel baratro. Siamo sprofondati nell'epidemia dell'egoismo: egodemia pura. Oramai la distanza fisica, psicologica ed esistenziale tra un individuo e l'altro ha avuto la meglio scatenando mostri che credevamo addormentati per sempre.

La fine della comunicazione spontanea per un'alterazione dello stato delle cose in cui tutti fingono di essere sé stessi o liberi mentre si scrutano tra loro o tremano al sommo giudizio delle autorità competenti, dei tecnici autorizzati o dal coro di esperti: una meta-realtà in cui solo una narrazione viene concessa oltre qualsiasi tipo di indagine critica. La libertà di opinione è bandita da una società malata dentro e fuori. Non è possibile in una situazione storica simile evolvere condividendo conoscenza, ricerca intellettuale ed arte.

A questo punto torno ad un fatto personale: alla chiusura definitiva di Rinascenza Contemporanea II ovvero dello spazio espositivo a cui avevo dedicato in termini imprenditoriali la mia esistenza lavorativa; la mia creatura è stata risucchiata dal vortice economico e coincide con la fine di questo biennio 2020/2021 che ha messo in ginocchio il nostro Paese: come indicano i dati migliaia di attività hanno chiuso ed altre ancora stanno abbassando le serrande tra restrizioni, discriminazioni e quarantene forzate; i piccoli soccomberanno per i giganti multinazionali che divoreranno questa nazione in svendita. Si pensi solo che nella mia città la galleria Subalpina sia passata a banche statunitensi, così come al polo centrale innanzi alle statue di Dora e Po celebri per il film Profondo Rosso siano passate nelle mani inglesi e lo stesso per le aree sciistiche relative a Sestriere ed a tutta la Via Lattea! A questo punto la pandemia grazie all'infodemia si è trasformata in sindemia ed ora è caduta nell'egodemia ovvero in masse separate di individui spaventati, non pensanti e facilmente indottrinabili dal pensiero unico.

Menti vuote o svuotate da sé! Nessuno guarda in faccia nessuno, mascherati, in fila e distratti dai cellulari che risucchiano la mente. E dalla profanazione del corpo strumentalizzeranno le masse sulla necessità delle energie rinnovabili bombardando le prossime annate televisive di slogan sulla transizione ecologica ed entreranno nelle abitazioni esasperando definitivamente anche il senso di proprietà controllandoci digitalmente da remoto. Non può la cultura sopravvivere a questo scempio. L'arte è lo specchio di questo mondo e dialoga con lo spirito. Ora conta solo il denaro, marketing ed immagine e gli artisti spesso ragionano così pur se condannati a scelte passatiste per mancanza di esperienza, di eclettismo per senso di antagonismo a Maestri Immortali e di revisionismo oltre il quale i modelli lasciano davvero a desiderare. Essere artista non significa avere fama, successo e notorietà: questi idoli decadono innanzi alla creazione pura. C'è un baratro tra la ricerca e questo scimmiottamento dell'arte retto solo dalla menzogna e dal profitto. È necessaria questa chiusura, questa fine, questa mutazione. Speriamo in un 2022 diverso? Ne dubito. Comunque staremo a vedere (e vedere come ho dimostrato nei miei saggi critici rappresenta già di per sé un atto di conoscenza).

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L'ORIGINE DEL MALE

Colpisce l'originalità di questo film per un tema di grande attualità: la discriminazione sociale. Sembra insensato parlarne data la situazione storica in corso secondo cui sono stati introdotti a nostra insaputa nella divulgazione del linguaggio codici espressivi nella stessa misura di specifici catalizzatori emotivi finalizzati ad una narrazione corretta ed ufficiale. Secondo questo schema di pensiero tutto ciò che dovesse andare al di là di questi schemi linguistici istituzionalizzati entrerebbe nell'illecito, nello scorretto così come nell'anti-informazione (od informazione alternativo-coomplottista); l'obiettivo è invece l'informazione corretta, vagliata ed approvata dal Sistema indipendentemente dalla realtà di riferimento: lo scopo è indottrinare le masse inducendole a credere in ciò che vedono, sentono e simulano dal bombardamento televisivo, mediatico e telematico che ha la finalità di obbedire alle regole imposte.

Da questa situazione storica possiamo tornare al principio di discriminazione sociale dedicata a tutte quelle persone che non adempiono agli schemi dettati dall'alto: in questo caso non parliamo di valori costituzionali e nazionali ma a dimensioni extra-nazionali (globaliste) dettate dall'alta finanza internazionale che influisce sull'andamento dei mercati condizionando l'economia e mettendo in secondo luogo le differenze politiche, i criteri morali così come le credenze religiose. In questo appiattimento le economie sono destinate a mutare ed interi reparti della società a soccombere in silenzio senza essere tenuti in considerazione.

La narrazione di sistema ha valutato di scartarli, rimuoverli, emarginarli e le masse hanno accettato questo...

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...criterio di ingiustizia giustificandosi sul fatto che il mondo stia vivendo uno stato di emergenza globale e che taluni atteggiamenti fino a qualche anno fa impensabili siano indispensabili per il bene collettivo: lo stato emergenza diventa stato perenne di eccezione secondo cui i poteri non guarderanno gli aspetti particolari delle nazioni ma opereranno su valori sovranazionali determinati da una élite che comanderà le masse obbedienti annullando così lo spirito critico e la libertà.

Da qui possiamo tornare al film: realizzato nel 1977 dal genio di Ingmar Bergman tratta di un secolo fa, ed esattamente nel 1923 a Berlino quando la miseria dominava incontrastata dopo la sconfitta della Germania dalla Grande Guerra. La storia rotea intorno ad un ebreo Abel Rosemberg (David Corradine) ed alla sua compagna Manuela (Liv Ulmann) i quali tentando di adattarsi alla vita tedesca proprio nel momento in cui stavano divulgandosi le idee hitleriane. Da qui andranno a vivere sotto la protezione dell'ospedale per cui collaborano ma nel tempo lui diventerà un alcolizzato e lei una depressa e la situazione degenererà sino alla morte della sua compagna.

Solo a questo punto scoprirà di essere stato sottoposto ad un esperimento: l'abitazione in cui vivevano era sotto il diretto controllo delle autorità e di come fossero stati alterati dall'utilizzo di una droga chiamata Tanatoxin che induce gli umani alla follia. Uscito sconvolto dall'appartamento attraversa i sotterranei della casa-laboratorio sino a confrontarsi con il dott. Vergerus il quale narra dell'abominio di tali esperimenti per il controllo delle masse e mostra i volti di una generazione fallita, senza futuro, pronta a morire per idee di vendetta contro l'umanità che li ha scherniti.

Il professore si toglie la vita e Abel viene reinserito dall'ispettore nella realtà ordinaria ma sparisce facendo perdere traccia di sé.

Il film al limite dell'horror destruttura i canoni di una società ingannevole, corrotta e liberticida: analizzando i connotati di una Germania umiliata comprende la natura dell'odio, della paura attraverso l'umiliazione e spinge questi connotati ad universalizzarli al genere umano. Oltre la giustificazione storica Bergman crea un ritratto significativo sulle angosce umane a prescindere dalle giustificazioni storiche o ideologiche.

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L'umanità viene messa a nudo nelle sue ossessioni descrivendo quelle sfumature pseudo-anilmalesche che la civiltà desidera nascondere, reprimere o quantomeno abolire. Eppure come il regista dimostra in uno stato di calamità storica (come una nazione sconfitta ed umiliata) così come nella nostra civiltà ( in cui i poteri neoliberisti operano nell'appiattimento delle culture nell'intensificazione dei sistemi di controllo) vengano perse le coordinate democratiche e l'egemonia, la differenziazione e la ricerca ossessiva di capri espiatori diventino una nuova forma di normalità.

Il regista infatti definiva il film un'opera dell'orrore e lo considerò come chiave di volta della sua autobiografia che vantava Il settimo sigillo (1957) poiché in esso valutava quasi una connotazione catartica.

La dimensione cupa, ossessiva, malata definita dai toni scuri al limite dell'espressionismo tedesco mette in risalto l'incubo della morte e di un inferno sceso in terra in cui gli uomini-zombi agiscono come incantati da un demone oscuro che li rende sterili, acidi, malvagi: la paura e l'odio nutre il loro animo e tutto ciò che ai loro occhi risulta debole, complottista o diverso deve morire.

La vicenda infatti si svolge in una Berlino in cui la svalutazione del mercato fa costare un pacchetto di sigarette quattro milioni di marchi mentre i seguaci di Hitler tentano l'insurrezione a Monaco.

Un senso di impotenza, di instabilità e di miseria aleggia un secolo fa nel cuore dell'Europa ed ora più che mai il livello d'ansia costituito dalla narrazione pandemica determina globalmente un diverso e pari squilibrio delle certezze raggiunte nel corso degli ultimi settant'anni.

Come è stato definitio dalle critiche il progetto del regista era assai ambizioso perché doveva accogliere il disagio collettivo equiparandolo a quello individuale del protagonista: era come se il seme del male, l'uovo del serpente appunto dovesse essere iniettato nel corpo sociale di un'intera generazione senza futuro che nel caso germanico convinse la popolazione nel desiderio di vendetta contro il piano giudaico.

Mai come ora scindendo i fatti storici da quelli filmici a quelli reali tornano queste immagini cariche di significato;

ad imporre la loro violenza evocativa nel presente: proprio recentemente sui titoloni dei giornali locali sono state segnalate bande di giovani scatenate battersi tra loro per le strade delle periferie.

Soprattutto a Torino è apparso qualche tempo fa la notizia di givanissime baby gang in gruppi di cinquanta individui circa salire in massa sugli autobus che dalla Barriera di Milano li conduceva nella periferia di Nichelino nord da cui sarebbero emerse delle risse di quartiere.

Dalle immagini, dalle dichiarazioni o semplicemtne dalle foto di questi scontri sembra di tornare indietro di un secolo circa e di assitere nuovamente allo spettacolo immane di giovani volti scuri, senza pietà, mossi solo ed esclusivamente dal desiderio di sfogare la rabbia repressa dai perpetui mesi di lockdown tra quarantene e restrizioni di libertà. Inversamente dalla generazione di quei giovani hitleriani che avevano patito la fame quelli di oggi sono i figli di internet, del benessere e di una società che ha negato loro il senso delle cose, dell'amicizia e dei valori scambiati per fama e successo: sembra haimè che un altro uovo stia per schiudersi.

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PANDEMION

Il Sognatore di Racconti

Il Sognatore di Racconti è il sottoscritto in fase di ripresa: ridotto ad una lunga convalescenza dopo un'operazione al cervello per un tumore fui costretto a fare periodicamente dei controlli mediante risonanze magnetiche estenuanti dato il fatto che fossi claustrofobico. Eppure non cedendo alle angosce trovai il modo per sopportare la tortura benefica ed il sistema per non pensare di essere chiuso all'interno della macchina rumorosa convincendomi che fosse per il mio bene. Da questo momento in poi l'antidoto consiste nel dissociarsi con la mente e viaggiare con la fantasia. Ecco allora calarsi all'interno del sarcofago egizio ed iniziare a sognare ad occhi aperti in una serie di racconti che mi condussero oltre le barriere del tempo: dall'Inghilterra vittoriana all'Impero romano, dalle galassie remote alle tragedie di guerre, di conquiste così come agli amori impossibili. Storie su storie che affiorarono come reincarnazioni nelle sedute siderali in quella macchina del tempo che mi dette l'opportunità di dimenticarmi del mondo reale che mi circondava. Ebbene era san Valentino '20 quando mi fu diagnosticato il tumore ed entro pochi giorni, il 17 febbraio fui operato e salvato dall'intervento: mio risvegliai il giorno dopo in questa mia seconda vita; poi la convalescenza e da lì a qualche mese lo scoppio della Pandemia globale e delle tre quarantene che hanno afflitto l'Italia e che continuano a stravolgere le nostre esistenze. 

Arte del Fumetto

Un pistolero italiano 

Esce nel 1948 il primo numero di Tex Willer a cura di Giovanni Luigi Bonelli e disegnato da Galep ( Aurelio Galappini).

L'immagine del giustiziere a cavallo che si batte per la giustizia ottiene successo giungendo sino ai nostri giorni: ispirandosi a Gary Cooper il volto del protagonista ha modificato connotati ovvero personaggi di riferimento pensando a John Wayne sino a Clint Eastwood ed infine a Charlton Heston.

Lo conosciamo come mandriano meglio ranger texano che a mo' di sceriffo porta la stella sul petto e nello stesso tempo rappresenta le tribù Navajos.  La sua forza e capacità decisionale ha appassionato intere generazioni: lo riconosciamo per la corporatura muscolosa, per l'enorme cappello e la camicia a volte rossa a volte gialla.

Di solito accompagnato dagli altri personaggi come Kit Carson, da suo figlio Kit Willer e da Tiger Jack un indiano navajo che lo aiuta nelle sue cause per il mantenimento dell'ordine nel suo mondo ispirato alla terra sarda.

Rappresenta una via di mezzo tra l'uomo dell'ordine anche se con gli sceriffi non ha rapporti positivi e l'uomo d'onore secondo cui le regole sono relative in quanto ciò che a lui interessa è la giustizia.




Il west rappresentava negli anni '40 del dopoguerra la frontiera ove la forza brutale e la lotta per la sopravvivenza erano centrali: un'intera generazione infatti riconoscerà in questo eroe/antieroe che sta alle regole e che sa infrangerle quando è necessario per il senso del bene collettivo. 

L'esordio della storia nacque infatti sul flashback dei pards che si disposero intorno ad un fuoco narrando le avventure leggendarie di questo cowboy: dopo aver servito l'Unione come esploratore nella guerra contro gli Stati Confederati tornò a casa e con il padre ed il fratello decise di gestire il ranch di famiglia.

Durante una razzia di mandrie il padre di Tex viene ucciso da un gruppo di fuorilegge e questo spinge un semplice mandriano a scegliere la via dell'arme per vendicare l'amato padre.

Da qui si susseguiranno una serie di eventi che lo porterà sino in Messico in cui riuscirà a sgominare una buona fetta di quegli assassini sino poi al ritorno al ranch che decide di lasciar gestire al fratello; una volta assassinato anche questo riprende la via della violenza divenendo una sorta di giustiziere senza patria. Una volta considerato un ricercato sino all'incontro con Jeff Weber una spia del Sistema che lo convince a servire la legge come ranger.

Da questo momento in poi iniziano le sue avventure e la sua storia d'amore con la giovane navajos che diventa sua moglie.

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CRITICA DELLA CRITICA

GAETANO CELLINI

L'UMANITA'

CONTRO IL MALE

E' del 1908 la scultura dello scultore ravennate Gaetano Cellini in cui il senso estatico di questo uomo accovacciato su se stesso determina lo sforzo supremo di chi tenta l'ardua via di liberare con l'evidente sforzo la Madre Terra dal male: ecco allora comprendere il simbolismo di questa posa in cui l'umanità intera si contorce, soffre, patisce in una guerra impari.

L'anatomia perfetta mostra le venature del marmo in cui il marmo spicca ed i dettagli fanno di questo capolavoro qualcosa di unico ed irripetibile. La potenza del gesto, l'incavo del tronco, le spalle in posa mettono in contrapposizione le braccia protese in avanti quasi a supplicare, ad affondare nella terra. In fondo è una lotta contro sé stessi ed il senso di impotenza quasi all'indifferenza cosmica rende il soggetto l'esempio dell'onorevole sconfitta di un'umanità schiava delle proprie pulsioni. L'opera modellata prima in gesso partecipò all'Esposizione Nazionale di Milano intorno al 1906 per essere poi immortalata e scolpita in marmo nel 1908: dopo sei anni sarebbe scoppiato il primo conflitto mondiale e da lì alla caduta successiva sino alla Seconda Guerra Mondiale. Sembra un presagio alla catastrofe imminente, un chiaro monito alle generazioni future che avrebbero assistito alla perdita di ciò che è umano e quantomeno dignitoso. 

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Il futuro è già iniziato

"Tu sei quello che produci":

Web 3.0

Uno degli acceleratori della globalizzazione è stato sicuramente Internet. Dalle dichiarazioni degli esponenti della Goldman Sachs è scritto: " Nella prima versione del Web potevamo leggere e consultare contenuti, il Web 2.0 è nato con i social media aprendo a tutti gli utenti la possibilità di produrre, pubblicare e commentare. Nel Web 3.0 tu sei quello che produci e possiedi e puoi pubblicare e comprare oggetti digitali. Queste tecnologie e modelli possono essere utilizzati anche nel metaverso. E' un momento fertile per entrambi"

Dallo sviluppo dei videogiochi al dilagare degli avatar sino a sconfinare nella moda, nello sport è possibile creare prodotti virtuali e venderli tramite Nft (Non fungible token) su una piattaforma OpenSea mediante l'utilizzo di monete digitali.

In questi spazi di avatar si spazierà dall'arte a valori virtuali che annulleranno ulteriormente la realtà concreta: pensiamo al Dao (Organizzazioni Autonome Decentralizzate) che consentono di acquistare un pezzo di qualcosa giungendo al principio di interoperabilità in cui l'ID modificato ci spingerà verso gli Oculus, il Meta e dispositivi di cui oggi ancora ne ignoriamo l'esistenza.

Ciò decreta la perdita del pezzo unico, dell'oggetto in sé e dell'identità fisica.

La civiltà globale digitalizzata del Web 3.0 smaterializza la fisicità accettando l'ipotesi di ridurre l'emissione di gas, di inquinamento per la sostenibilità ambientale.

La pandemia ha favorito l'intensificarsi di questo depotenziamento fisico a favore del distanziamento sociale, di conseguenza alle norme di sicurezza che hanno spinto migliaia di persone a trascorrere interminabili ore innanzi ai propri computer.

Stando ininterrottamente su Internet sono stati sostituiti i rapporti autentici con chat, videoconferenze, webinar; studenti in dad ed il proliferare di email, follower e like.

Connotazioni sociali, abitudini ritrovate e lo scambio di prodotti e-commerce che hanno definitivamente messo da parte le attività tradizionali.

Siamo al principio di una rivoluzione tecnologica in atto in cui le nuove generazioni non comprenderanno il significato di un abbraccio e tantomeno di un bacio. Questi i pregi e difetti di una velocizzazione a noi ancora ignota.

Jean - Michel Basquiat

Era newyorkese ed esattamente di Broklyn il writer che conquistò il mondo con la sua arte. Sin da piccolo aveva manifestato le sue doti per il disegno riproducendo i personaggi dei cartoni animati. Il padre haitiano e la madre portoricana non avevano molto da offrirgli eppure lo portavano spesso a visitare i musei appoggiando le sue qualità. Il colpo di grazia fu quando investito da un'automobile fu costretto a stare fermo e la madre gli regalò un testo di anatomia che lui utilizzò sempre.

Il divorzio dei genitori stravolse la sua esistenza sino poi a diventare un ragazzo di strada: da qui le droghe, l'omosessualità e il desiderio di scrivere le sue idee rivoluzionarie sui muri della metropoli.

Divenne SAMO@ (Same Old Shit) e presto entrò nella Factory di Andy Warhol entrando nel ghota dell'arte di quegli anni pensando all'amicizia con Keith Haring od alla storia d'amore con Madonna.

Il decollo della sua arte universale come writer ed artista Neoespressionista al limite di un pop-primitivo fu grande ma la tossicodipendenza lo condannò alla distruzione: il 12 agosto del 1988 venne trovato incosciente nel suo loft di Manhattan per essere trasferito d'urgenza all'ospedale in cui perdette la vita. La sua carica esplosiva gli consentì di portare il linguaggio primitivo del graffitismo nelle sale museali di tutto il mondo; l'elogio allo spontaneismo, alla verità ancestrale mossa dalla disgregazione della conoscenza fuorviante e dal ritrovamento del proprio Sé. Basquiat resterà sempre un artista attuale, moderno, anticonformista che seppe farsi strada venendo dalla strada, dalla depravazione e dalla protesta verso quei valori che avevano condizionato un'America puritana: era venuto il momento di svecchiare un mondo superato, di abbattere le barriere raziali, omofobe ed ancorate a valori ideali e culturali ortodossi.

La sua ribellione pittorica consisteva non tanto nel senso materico o nell'esaltazione del gesto quanto sulla linea del segno, della sua significazione e del contesto di riferimento che doveva essere trasformato: immaginiamo l'opera senza titolo che convenzionalmente viene chiamata il Teschio in cui indipendentemente dal contenitore formale che ci consente di dire che si tratti di un teschio è la modalità scritturale con la quale lo ha destrutturato che lo rende unico e riconoscibile

                              Teschio (1981.) Acrilico e matita su tela

Il Periodico d'Arte. Via Genova 23 - 10126 TORINO
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